Se hai mai aderito ad una delle tante iniziative “adotta un alveare”, o hai scelto di acquistare miele da un apicoltore locale con l’intento di sostenere le api e preservare la biodiversità, potresti essere statǝ vittima di “beewashing”.
L’eccessivo numero di api mellifere in aree con risorse naturali limitate porta ad una competizione diretta con gli impollinatori selvatici, che svolgono un ruolo fondamentale nella difesa della biodiversità.
Inoltre, ciò causa la diffusione di numerose malattie, dal momento che molte api mellifere hanno un sistema immunitario depresso sfavorito da una dieta omogenea e dal sovraffollamento degli alveari commerciali.
Questa competizione tra api mellifere e impollinatori selvatici si traduce in un impatto negativo sulla biodiversità stessa.
Definizione di “beewashing”
Il “beewashing“, termine coniato dai ricercatori della York University di Toronto, in analogia al concetto di “greenwashing“, non è nient’altro che una strategia di marketing adottata da alcune aziende. Sfrutta il sincero desiderio dei consumatori di aiutare le api e di tutelare la biodiversità per promuovere prodotti e servizi.
La dinamica in questione si verifica anche quando le aziende non sono effettivamente impegnate in azioni concrete a sostegno delle api o della biodiversità.
Le api mellifere, infatti, non sono attualmente a rischio di estinzione.
Esse rappresentano uno dei gruppi di insetti al centro delle ottiche di sviluppo di un fiorente settore agroalimentare valutato miliardi di dollari.
Ciò emerge chiaramente dalle ricerche condotte dagli esperti dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che hanno stilato la Lista Rossa delle api minacciate.
Tuttavia, è essenziale adottare misure per proteggere le api mellifere. Questo perché si è verificato un significativo declino delle loro popolazioni, principalmente dovuto alla diffusione dell’acaro parassita Varroa destructor (Anderson & Trueman 2000) e ad altre pressioni causate dall’attività umana.
Uso sconsiderato di agrofarmaci, espansione urbana, inquinamento ambientale, cambiamento climatico, diffusione di malattie e nemici naturali dovuti all’introduzione di nuove specie sono solo alcuni degli interventi umani che mettono in difficoltà le api mellifere.
Il business delle api mellifere
Negli ultimi dati forniti dalla Commissione Europea, l’UE spicca come il secondo maggior produttore di miele, con ben 215.000 tonnellate prodotte nel 2021, piazzandosi subito dopo la Cina.
Le api mellifere sono animali da reddito, esattamente come le mucche.
In un recente articolo del New York Times sull’apicoltura in Slovenia e la sfida ambientale che il mondo sta affrontando per difendere la biodiversità, l’uso a fini commerciali dell’ape mellifera viene paragonato all’allevamento di bestiame.
L’UE è attualmente autosufficiente solo al 60%.
Qui arriva il bello: nonostante l’Europa sia il secondo maggiore produttore di miele al mondo dopo la Cina, il continente continua a importare significative quantità di miele proprio dalla Cina stessa per soddisfare la propria domanda interna.
Nel 2022 infatti, rispetto al 2021, le importazioni di miele dalla Cina verso l’Europa sono aumentate in modo sorprendente del +42,0%.
Considerando questi dati, diventano chiare le motivazioni delle aziende coinvolte nel beewashing. Di conseguenza, con l’arrivo delle festività natalizie non ti sorprenderà leggere annunci online che promuovono le campagne “adotta un alveare” come un regalo perfetto per l’ambiente.

Insetti impollinatori e agricoltura
Come dichiarato dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel corso degli ultimi cinquant’anni, la produzione agricola è cresciuta di circa il 30% grazie al duro lavoro degli insetti impollinatori.
Per non parlare delle stime della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, le quali rivelano che tra le 100 varietà di piante che contribuiscono al 90% dell’approvvigionamento alimentare globale, ben 71 dipendono dall’essenziale processo di impollinazione offerto dalle api.
Inoltre, in seguito alle innovazioni nell’ambito delle pratiche agronomiche e all’aumento della produzione, molti terreni agricoli sono stati profondamente alterati e standardizzati, promuovendo le monocolture a discapito degli impollinatori che entrano così in competizione tra di loro per ottenere le risorse alimentari di cui hanno bisogno.
Come aiutare davvero le api e tutelare la biodiversità
È evidente che né le api né gli impollinatori hanno vita facile ultimamente e noi abbiamo il dovere di fare qualcosa per tutelarli.
Ma come? Ci aiuta a rispondere a questa domanda l’Unaapi, l’Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, con un abstratc sulla “Condivisione dell’habitat tra api allevate e impollinatori selvatici”.
Ebbene, nell’abstract in oggetto, l’Unaapi propone come obiettivo principale di future politiche ambientali aumentare e sostenere la presenza di risorse alimentari per gli insetti, come nettare e polline, affinché sia sufficiente per tutti.
Oggi, la sfida nel mirino degli esperti è riuscire ad incrementare il numero di insetti impiegati nell’impollinazione delle colture, senza influire negativamente sulla produzione agricola.
Questo risultato può essere ottenuto esclusivamente attraverso la tutela della biodiversità attualmente presente e il sostegno di quella futura.

La Strategia UE per la Biodiversità 2030
Riguardo al futuro, la Strategia UE per la Biodiversità 2030 pone significativa enfasi sulla salvaguardia degli impollinatori e l’inversione del loro declino.
A tal fine, sono previsti vari interventi:
– Monitoraggio nelle aree protette e Natura 2000, grazie all’implementazione di un sistema di monitoraggio degli impollinatori in queste aree, in linea con lo Schema di Monitoraggio europeo. Verranno coinvolte anche reti di “citizen science” (inclusi agricoltori) per valutare lo stato di conservazione degli impollinatori e dei loro habitat;
– Riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari sintetici, oltre alla promozione della conservazione e del ripristino di elementi paesaggistici ad alta biodiversità;
– Promozione di attività di formazione, informazione e sensibilizzazione dei cittadini per coinvolgerli nella conservazione degli impollinatori.
Conclusioni
La prossima volta che ti imbatti in una campagna “adotta un alveare,” ricorda che il “beewashing” è dietro l’angolo.
È importante andare oltre le parole e sostenere azioni concrete per aiutare le api e la biodiversità. La loro sopravvivenza è cruciale per il nostro pianeta e il nostro futuro.