recycling, downcycling, upcycling

Recycling, upcycling, downcycling: quali sono le differenze?

Il concetto di riciclo è ormai universalmente definito come il processo attraverso cui un materiale di scarto viene convertito in un nuovo materiale o oggetto. Grazie al riciclaggio gli oggetti che non utilizziamo più possono essere dotati di nuova vita.

Tutti i materiali che utilizziamo passano attraverso una serie di fasi che definiscono il loro ciclo di vita, le quali vengono schematizzate in una piramide detta gerarchia dei rifiuti. Tali fasi vengono divise in tre macro-fasi: reduce, reuse & recycle. La piramide dei rifiuti viene rappresentata attraverso tre frecce che formano un nastro di Möbius: tale simbolo viene infatti comunemente riconosciuto come simbolo del riciclo.

Il riciclo rappresenta dunque un passaggio essenziale nella gerarchia dei rifiuti. Tuttavia, esistono anche altri due processi attraverso cui è possibile trattare rifiuti e materiali di scarto: l’upcycling e il downcycling.

Mentre nel riciclo l’oggetto di scarto viene trasformato per creare qualcosa di uguale valore, nell’upcycling e nel downcycling il valore dell’oggetto si modifica.

Il downcycling:

Nel downcycling il rifiuto viene trasformato in un materiale o in un oggetto dotato di un valore minore rispetto allo scarto da cui viene generato. Si parla di downcycling anche nel caso in cui sia necessario aggiungere delle sostanze chimiche al prodotto per convertirlo in qualcosa di nuovo. In questi casi, dunque, il valore dello scarto si riduce, la durata del suo ciclo di vita si accorcia e si limitano le possibilità di nuovi utilizzi del prodotto.
Un esempio di downcycling è il riciclo della plastica: una volta che la plastica viene riciclata diventa più debole. La plastica, infatti, si degrada sempre più a ogni processo di riciclaggio, riducendo così il suo valore e la sua longevità.

Quando si intraprende un processo di downcycling, dunque, i prodotti ottenuti sono più economici e meno durevoli rispetto agli oggetti lavorati per realizzarli.

L’upcycling

Il processo contrario avviene nell’upcycling. Il termine fu coniato nel 1994 dall’ingegnere Reiner Pilz, che definiva il riciclo stesso come downcycling, affermando la necessità di un nuovo tipo di processo per trasformare i materiali di scarto in qualcosa che avesse un valore maggiore.

L’upcycling è infatti definito come il processo attraverso cui dalla lavorazione di materiali di scarto si ottengono prodotti di qualità e valore più elevato. Un esempio di upcycling è l’utilizzo di scarti di tessuto per ottenere un nuovo abito. Questo riduce in maniera importante l’impatto ambientale dell’industria del fashion.

Tra i vantaggi fondamentali di questo processo vi è la possibilità di evitare l’impiego di nuova materia prima. Utilizzando, infatti, il materiale di cui si è già in possesso, si evita di utilizzare nuovo materiale, nuova energia e nuovi prodotti potenzialmente inquinanti per realizzare qualcosa di nuovo.

Nonostante siano evidenti i benefici dell’upcycling, non è sempre considerata come la migliore scelta per la gestione di tutti i materiali di scarto. Produrre un oggetto di valore maggiore rispetto ai materiali di scarto, infatti, può richiedere molta energia.

Realizzare un prodotto di qualità superiore a partire da un materiale di scarto può richiedere una quantità di energia maggiore rispetto alla lavorazione di materia prima per creare un nuovo prodotto. In questo caso l’upcycling non sarebbe la scelta più eco-friendly.

La decisione di quale processo impiegare va dunque ponderata attentamente in base al materiale da lavorare, al suo valore attuale e all’impatto che ogni processo di lavorazione avrebbe sull’ambiente.

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