NFT e fundraising: come gli NFT supportano il mondo no profit

Si possono usare gli NFT per fare beneficenza?

La sigla “NFT” sta per Non-Fungible-Token e ormai moltissime persone sanno già di cosa si tratta: un token che rappresenta l’atto di proprietà di un bene digitale non fungibile, ovvero non sostituibile con altro. Questo atto di proprietà è registrato sulla blockchain, divenendo quindi immutabile e visibile a chiunque. Si tratta, in estrema sostanza, dell’atto di proprietà di un oggetto unico al mondo.

Di solito, quando pensiamo a un NFT pensiamo a un’opera d’arte digitale, ma in realtà un NFT può coincidere con diversi asset digitali: canzoni, foto, biglietti per esperienze uniche e tanto altro.

Gli NFT oggi rappresentano non solo una tendenza in forte crescita, che attira sempre di più l’attenzione di aziende e investitori, ma anche un’opportunità molto interessante per il settore no profit. Vediamo come.

Il crypto-fundraising attraverso gli NFT

Con la rapida crescita della popolarità del mercato crypto e degli NFT, è diventato sempre più evidente che una grande parte dei possessori di criptovalute si mostra sensibile a cause sociali e ambientali ed è disposta a donare parte del suo patrimonio crypto.

Secondo i dati di Fedelity Charitable, nel 2020 circa il 50% degli investitori in criptovalute ha deciso di donare a enti di beneficienza. La donazione media si attesta attorno a un valore di circa 1000 dollari, cifra che viene raggiunta solo dal 33% dei donatori non-crypto.

Il crypto-fundraising può beneficiare in maniera importante degli NFT. Il meccanismo chiave del fundraising attraverso gli NFT è rappresentato dalla vendita di questi token tramite aste e dalla donazione del ricavato a un ente di beneficienza.

Le organizzazioni no profit possono dunque creare collaborazioni con artisti interessati a donare in attraverso le proprie opere digitali in qualsiasi forma.

Inoltre, il fundraising attraverso gli NFT ha un importante vantaggio dal punto di vista dell’utente/donatore. Quando un cripto-filantropo dona attraverso l’acquisto di un NFT, di fatto riceve qualcosa in cambio, un’opera d’arte che da quel momento in poi appartiene solo a lui.

La possibilità di acquisire qualcosa di unico, e di farlo supportando una causa in cui si crede, può essere un importante fattore motivante per spingere un utente crypto a donare.

Grazie a un NFT, il donatore può anche esibire una sorta di certificato che attesta pubblicamente la sua generosità. Rispetto a questa possibilità, oggi sta nascendo anche una nuova forma di NFT: si tratta dei Soulbound Tokens.

I Soulbound Tokens sono token non trasferibili e non vendibili che possono essere utilizzati per verificare alcune informazioni. Attraverso i Soulbound Tokens possono essere verificate ad esempio la data di nascita, il grado di istruzione, ma anche la donazione fatta a una no profit.

I Soulbound Token, a differenza dei tradizionali NFT, non possono essere venduti né scambiati con nessuno. Essi possono diventare dunque dei veri e propri badge legati in maniera univoca a una specifica persona, che attestano il supporto a una determinata causa.

NFT

NFT e beneficenza: quali sono i progetti più popolari

Dalla salvaguardia della biodiversità fino alla guerra in Ucraina, gli NFT sono sempre più utilizzati dagli enti di beneficienza per raccogliere fondi per supportare le proprie cause e i propri progetti. Ecco alcuni dei progetti NFT che hanno avuto l’impatto più forte.

NFT per l’Ucraina

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha rappresentato un momento storico per il mondo crypto: è stata la prima volta nella storia in cui un governo ha chiesto di ricevere aiuto tramite donazioni di criptovalute, twittando due wallet su cui indirizzare questi asset digitali.

Fin dai primissimi giorni del conflitto, sono nati diversi progetti per sostenere l’Ucraina e la sua popolazione.

Uno degli esempi più lampanti della solidarietà da parte del mondo crypto è stata la formazione della UkraineDAO, una DAO creata proprio con lo scopo di sostenere la nazione sotto attacco. La DAO è stata fondata dalle Pussy Riot, un gruppo di attiviste russe apertamente anti-Putin, assieme all’artista Trippy Labs e ai membri del collettivo PleasrDAO.

La UkraineDAO ha raccolto più di 6 milioni di dollari attraverso le vendite di un NFT che rappresenta la bandiera Ucraina.

Un altro progetto che ha raccolto un forte successo è quello di THEIR FUTURES, una raccolta di 50 disegni realizzati da bambini ucraini di età inferiore ai 14 anni, tutti rifugiati costretti a fuggire a causa del conflitto.

I disegni, trasformati in NFT e rappresentano la guerra vista dagli occhi dei bambini, il loro desiderio di pace e di normalità. I fondi raccolti vengono donati all’organizzazione di beneficienza Hand To Hand, che si occupa di supportare attivisti, militari e personale medico nei luoghi colpiti da catastrofi umanitarie.

Anche l’iniziativa Reli3f ha raggiunto risultati strabilianti, con una collezione di 37 NFT firmati da altrettanti artisti. Dopo circa 30 secondi dal lancio, la collezione è andata sold out, raccogliendo 1 milione di dollari a sostegno dell’Ucraina.

NFT per l’ambiente e per gli animali

Forse l’esempio più famoso di un progetto NFT a sostegno di un’organizzazione no profit che si occupa di animali è quello del celebre Bored Ape Yacht Club (BAYC).

Gli NFT del Bored Ape Yacht Club sono rapidamente diventati i più popolari del web3 ed è stata proprio questa collezione a rendere gli NFT veramente mainstream.

Il BAYC supporta regolarmente l’organizzazione Orangutan Outreach, impegnata nella salvaguardia degli orango nelle foreste del Borneo e di Sumatra. Nell’agosto del 2021, il BAYC ha donato l’equivalente di 850mila dollari a questa organizzazione.

Oggi la vendita di NFT per scopi benefici è perseguita da molti enti benefici che ne riconoscono la potenzialità. Uno di questi è WWF, che ha lanciato la propria collezione di NFA, i “Non-Fungible Animals”.

Proprio come gli NFT costituiscono opere d’arte esclusive, spesso disponibili in edizione limitata, anche gli animali rappresentati nella collezione NFA esistono in numero limitato in quanto sono in via d’estinzione.

I ricavati delle vendite di NFA sono destinati proprio alla protezione di questi animali a rischio. Inoltre, se un utente acquista un NFA e decide di rivenderlo, WWF riceverà il 10% del valore a cui l’asset viene rivenduto. Lo stesso processo avviene per qualsiasi ri-vendita nell’NFA. Questo progetto ha attualmente raccolto più di 270mila euro per la protezione degli animali in via d’estinzione.

Anche l’artista Beeple ha deciso di supportare organizzazioni benefiche per l’ambiente attraverso la sua arte digitale. Beeple è uno degli NFT artists più famosi al mondo. Nel 2021, una sua opera è stata venduta per più di 63 milioni di dollari durante un’asta di Christie’s: è stata una delle aste di un artista vivente di maggior valore in tutta la storia.

Beeple ha realizzato un NFT per la Open Earth Foundation, che si occupa di studiare e favorire l’innovazione tecnologica per combattere la crisi climatica. L’opera è stata venduta per un valore pari a 6 milioni di dollari.

NFT e beneficenza: altri progetti di successo

Gli ambiti su cui si può intervenire con il fundraising attraverso gli NFT sono infiniti. Oggi esistono progetti di NFT for Good dedicati a tantissime altre cause.

Tra le organizzazioni no profit che hanno saputo cavalcare rapidamente la popolarità degli NFT c’è Unicef, che a dicembre 2021 ha annunciato il lancio di una propria collezione di 1000 NFT. L’iniziativa è stata pensata per raccogliere fondi per connettere le scuole di comunità svantaggiate a Internet e migliorare così le opportunità di apprendimento per bambini e ragazzi.

La collezione, chiamata “Patchwork Kingdoms” è stata creata in collaborazione con Nadieh Bremer, data analyst e artista digitale. La vendita degli NFT ha generato un ricavo totale di 235 ETH (circa 360mila dollari). Il ricavato deriva in questo caso non solo dalle vendite dirette, ma anche dalle vendite secondarie. Infatti, se un utente avesse deciso di rivendere il proprio NFT, Unicef avrebbe ricevuto il 20% del valore della transazione.

Se guardiamo invece alla sfera dei diritti delle donne, uno dei progetti NFT più interessanti è Remarkable Women, una collezione di opere d’arte digitali focalizzata sulla rappresentazione delle donne, sull’inclusività e l’uguaglianza. Il 10% del ricavato (circa 50mila dollari) è stato destinato al Fund for Women’s Equality, che si occupa di promuovere l’uguaglianza di genere negli Stati Uniti.

Ricordi quando abbiamo detto che qualsiasi asset digitale può diventare un NFT? Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, ha venduto il primo tweet della storia in forma di NFT  per sostenere l’organizzazione Give Directly, no profit impegnata nel sostegno economico delle famiglie più povere in Africa. Il valore della donazione di Dorsey è stato pari a $2.915.835,47.

Anche il collettivo di artisti digitali ArtBlocks si impegna nella beneficienza. Prima di rendere disponibile online un’opera, ArtBlocks concorda con l’artista una percentuale del ricavato da destinare a enti no profit. Grazie a questo sistema, la piattaforma dedicata agli NFT è riuscita a donare 23 milioni e mezzo di dollari in beneficienza.

Tra le no profit sostenute da ArtBlocks c’è anche Medici Senza Frontiere. L’organizzazione, che è stata tra le prime ad accettare donazioni in criptovalute, ha ricevuto 3 milioni e mezzo di dollari da parte di un artista di ArtBlocks che ha deciso di rimanere anonimo.

Anche in Italia il fenomeno degli NFT iniziano a prendere piede come nuovo strumento di fundraising benefico.

Un esempio arriva dal mondo della musica: parliamo di Achille Lauro. L’artista ha realizzato nel 2021 il suo primo NFT registrando il suo battito cardiaco durante una performance live. L’opera digitale è stata venduta all’asta per 100mila euro e i fondi raccolti sono stati devoluti al Policlinico San Donato di Milano.

A luglio di quest’anno, invece, Lauro ha realizzato un’opera d’arte generativa sound-reactive, visibile direttamente sul palco, attraverso l’utilizzo di reti neurali. Gli NFT creati durante la performance verranno messi all’asta in autunno e il ricavato andrà a sostenere il Comitato Maria Letizia Verga, che si occupa della cura e del supporto di bambini affetti da leucemia.

NFT: cosa ci dicono trend e statistiche

Il valore del mercato degli NFT ha raggiunto cifre strabilianti, arrivando a toccare i 40 miliardi di dollari nel 2021.

Secondo i dati di Fidelity Charitable, il target maggiormente interessato al mondo crypto è rappresentato dai Millennials. I Millennials, infatti, sarebbero in generale più disposti ad investire in criptovalute, ma anche ad acquistare NFT. Un sondaggio condotto da Morning Consult confermerebbe questa tendenza: il 42% dei Millennials si dichiara incline a collezionare asset digitali, contro il 20% della Generazione Z.

Gli NFT esistono oggi in diverse forme e gli utenti che li acquistano possono decidere di conservarli all’interno del proprio wallet oppure di rivenderli. In entrambi i casi, le implicazioni per il fundraising sono interessanti.

Nel caso in cui l’utente decida di acquistare un NFT per rivenderlo, in fase di creazione e minting dell’NFT è possibile stabilire che per ogni rivendita di quell’asset digitale, una percentuale venga destinata all’ente di beneficenza (come nel caso degli NFA di WWF).

Tuttavia, le forme più popolari di NFT sembrano essere i cosiddetti “collectibles”, ovvero quegli asset digitali che le persone acquistano con l’intento di conservarli e di collezionarli. Secondo dati pubblicati da Nonfungible.com, le vendite dei collectibles nel 2021 hanno superato quelle della crypto-arte, degli utility token e degli NFT da impiegare in videogiochi o nel Metaverso.

Una delle forme di collectibles che ha ottenuto più successo è quella dei PFP (acronimo che sta per “Photo for Profile”).

Gli NFT PFP sono pensati come una sorta di avatar digitale e derivano dalla combinazione randomica di più caratteristiche, ad esempio diversi tipi di occhi, colori, accessori. In genere, vengono venduti in grandi quantità e ognuno di questi asset digitali si caratterizza per un diverso grado di rarità (al quale si associa un prezzo differente).

Un esempio di questo tipo di NFT è proprio il Bored Ape Yacht Club, progetto che, come abbiamo visto, ha utilizzato il suo successo anche per supportare un ente benefico. Inoltre, attualmente una delle creazioni PFP del Bored Ape Yacht Club è diventato il volto dell’organizzazione Orangutan Outreach, rafforzando ulteriormente il legame tra NFT e mondo no profit.

Le implicazioni per il futuro delle no profit

Tutti gli esempi citati ci mostrano chiaramente il grande potere degli NFT come mezzi di fundraising per le organizzazioni no profit.

NFT e criptovalute stanno diventando progressivamente un fenomeno mainstream, capace di attirare sempre più persone verso questo mondo e, dunque, verso i suoi risvolti benefici.

Per questo motivo, per le organizzazioni no profit adesso è più importante che mai riuscire a posizionarsi in questo scenario come una delle realtà più innovative, capaci di accettare nuove forme di supporto da parte dei donatori e dell’ecosistema crypto.

Dare la possibilità di donare in criptovalute e di collaborare con artisti digitali per il bene comune rappresenta un modo in cui le no profit possono avvicinarsi a un nuovo target di donatori, donatori giovani e disposti a utilizzare i propri asset digitali per le cause in cui credono.

Per la strategia di fundraising degli enti no profit può essere rivoluzionaria la decisione di creare una propria collezione di NFT, attraverso la collaborazione con artisti vicini alla causa, ricompensando così chi dona con un’opera d’arte unica, magari proprio legata alla causa per la quale si combatte.

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