Moda sostenibile: cos’è e quali brand l’hanno adottata

Il pianeta è interessato da molte azioni di natura distruttiva come il cambiamento climatico, la deforestazione, la perdita di biodiversità, l’inquinamento da plastica e la scarsità d’acqua.

Questi effetti sono il risultato del contributo di molti settori, molti dei quali non così immediati da considerare.

L’industria del fast fashion ha avuto un ruolo molto importante nel cambiare l’equilibrio delle popolazioni, della biodiversità e degli ecosistemi.

Fortunatamente si diffonde sempre di più una nuova consapevolezza e un nuovo modo di produrre improntato sul recupero della lentezza e della sostenibilità.

Uno dei motivi che ha determinato maggiormente l’andamento dannoso del comparto è stato l’aspetto temporale della moda.

La produzione di abiti economici, ottenuti da materiali di bassa qualità, omologati e disponibili contemporaneamente in tutto il mondo è stata definita “fast fashion”.

L’aspetto “veloce” del consumo ha cominciato ad avere un impatto notevole quando si è spostato su una larga scala, poiché fino a quando questo è rimasto nelle corde della popolazione benestante, non ha destato alcun tipo di scandalo o grande problema.

“Slow fashion” può essere vista come un approccio alternativo alla fast fashion, basata sui principi del movimento Slow Food.

Le scelte per produrre capi di abbigliamento attraverso questa modalità sono empatiche, ecologiche ed etiche rispetto alla mera convenienza economica e quantitativa; è piuttosto una visione del settore della moda costruita da un punto di partenza diverso, che rispetta le condizioni di vita dell’uomo, la diversità biologica, culturale e le limitate risorse globali e crea prodotti unici e personalizzati.

La moda lenta spesso consiste in capi durevoli, tecniche di produzione tradizionali o concetti di design che si sforzano di durare nel tempo esteticamente e materialmente.

L’impatto della lentezza mira ad influenzare molti punti della catena di produzione.

Per i lavoratori dell’industria tessile dei paesi in via di sviluppo, la moda lenta significa salari più alti.

 Per gli utenti finali, slow fashion significa che le merci sono progettate e prodotte con maggiore cura e prodotti di alta qualità.

Da un punto di vista ambientale, significa che ci sono meno capi d’abbigliamento e rifiuti industriali che non vengono più utilizzati perché di tendenza transitoria.

Una ricerca del 2015 mostra che il 97% di ciò che serve per fare vestiti è costituito da nuove risorse, con solo il 3% di questi materiali riciclati.

L’industria globale della moda emette ogni anno un’elevata quantità di gas serra, che ha un impatto negativo sul riscaldamento globale.

Il motivo è che la maggior parte dei capi di abbigliamento è a base di petrolio e prodotta anche da combustibili fossili.

Nella fase di produzione, questi materiali hanno bisogno di molta più energia rispetto alle fibre riciclate o naturali, che non necessitano di eccessivi trattamenti chimici.

L’approccio etico si riflette anche nella tutela dei minori, infatti secondo le recenti statistiche dell’UNICEF, circa 170 milioni di bambini sono impegnati in una qualche forma di lavoro di vestiario.

Si tratta di un enorme campanello d’allarme, considerando che moltissimi bambini contribuiscono con il loro lavoro nelle fabbriche per alimentare le esigenze del macchinario produttivo.

Oltre al lavoro minorile, esistono tutte quelle condizioni inaccettabili o difficilmente tollerabili per la dignità umana.

Chi si occupa di moda sostenibile protegge i diritti dei lavoratori nelle catene di fornitura globali, con la garanzia che i dipendenti siano stati pagati equamente per il loro lavoro e che esso venga svolto in condizioni di sicurezza.

Salari minimi, orari di lavoro interminabili, condizioni di salute e sicurezza intollerabili e la proibizione dei sindacati dei lavoratori rendono alcune realtà assimilabili alla schiavitù, soprattutto nelle zone più povere del mondo.

Alcuni esempi di brand che si sono prodigati per includere il rispetto del pianeta e dell’uomo nella loro produzione:

Yatay

  • Scarpe realizzate con materiali vegetali, made in Italy
  • Collaborazione con No More Plastic, fondazione no-profit che si occupa della salvaguardia degli oceani
  • YATAY IRORI: Capsule collection firmata da quattro ambasciatrici globali
  • I materiali vegetali utilizzati: bio-polioli, nonché polimeri estratti da cereali e mais; legno; gomma; plastica riciclata
  • Il 50% dei profitti sarà devoluto a No More Plastic

Rebook

  • Compagnia industriale statunitense
  • Obiettivo: dare una seconda vita alla plastica e avviare un nuovo metodo di produzione delle scarpe, implementando materiali vegetali
  • 2 linee: Reegrow (100% materiali vegetali) e Reecycled (almeno il 25% di materiali vegetali).
  • Esempio di Reegrow: Forever Floatride Grow, una delle prime scarpe running realizzata con materie prime vegetali
  • Esempio Reeclycled: Classic Leather, la classica Reebok realizzata con materiali riciclati
  • I materiali vegetali utilizzati: corteccia di eucalipto (per le tomaie, affinché siano resistenti e traspiranti); olio di semi di ricino (per l’intersuola, affinché sia resistente); alghe bloom (per la suola, affinché sia comoda); gomma naturale (per la suola, affinché sia “extra flessibile”); poliestere (nonché plastica riciclata).

Patagonia

  • Azienda statunitense specializzata in abbigliamento sportivo
  • Obiettivo: realizzare prodotti di alta qualità collaborando con fabbriche che sposano gli stessi valori di Patagonia, quali integrità e sostenibilità ambientale
  • Integrità: tutti i dipendenti hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose, sicure e legali
  • Sostenibilità ambientale e materiali ecosostenibili utilizzati: cotone organico; poliestere riciclato; nylon proveniente da fibre di scarti post-industriali, filati raccolti in aziende tessili, lana ricavata da allevamenti gestiti in modo sostenibile in Patagonia, canapa, Tencel (fibra ottenuta dalla polpa degli alberi di eucalipto)
  • I piumini con imbottitura di piuma: trattamento equo agli animali; non implementano la tecnica della spiumatura; gli animali non sono sottoposti ad alimentazione forzata.
  • Dagli anni Ottanta, Patagonia devolve l’1% dei profitti ad organizzazioni che si impegnano nella ricerca di strategie per far fronte alla crisi ambientale.

G-star RAW

  • Società di abbigliamento olandese,
  • Dalla collaborazione con Pharell Williams, è nato l’Elwood RFTPi jeans: G-star ha ridotto il consumo di acqua, da 70 a 10 litri per ciascun denim; la sabbiatura è stata sostituita da tecnologie laser e all’ozono; il cotone è organico, ovvero prodotto senza l’uso di pesticidi ed è stato ridotto anche l’uso di acqua (meno del 91%) e di energia (meno del 62%)
  • Collaborazione con aziende esterne per la realizzazione di un colore, pigmento indaco, che fosse simile al tipico blue jeans
  • Bottoni, cerniere, etichette, rifiniture varie totalmente ecologiche. Le etichette sono realizzate con poliestere riciclato e le confezioni sono realizzate con carta e cartone
  • Per quanto riguarda i dipendenti (come Patagonia), sono migliorate le condizioni lavorative

Stella McCartney

  • Stella McCartney è un brand inglese
  • Ha creato un tessuto simile al camoscio ovvero lo shaggy deer; impiega il poliestere riciclato; cashmere rigenerato e materiali sintetici e naturali
  • In collaborazione con le Nazioni Unite ha stilato una serie di regole che sono alla base di una produzione ecologica, con l’intento di sostenere associazioni che sensibilizzano sul tema dell’ambiente, per tutelare il benessere degli animali e responsabilizzando i consumatori e le aziende

Chinti & Parker

  • Chinti & Parker è un brand inglese
  • Dal 2009 le capsule sono prodotte in stabilimenti selezionati e controllati, seguendo le linee guida Carbon Neutral, riducendo le emissioni di CO2 avvicinandosi all’impatto zero.

Gucci

  • Gucci è un brand italiano
  • 2015-2025: “Culture of Purpose”,un piano decennale per promuovere la sostenibilità
  • Obiettivo ed impegno dell’azienda: adesione da parte di Gucci a Fur Free Alliance, ovvero abolizione di pellicce animali partendo dalla capsule SS 2018; contributo di 1 milione di euro devoluto al progetto Girls’ Empowerement Initiative di UNICEF
  • Focus principali: Persone e Ambiente
  • Persone: promuovere la parità di genere; preservare le tradizioni artigianali; ambiente di lavoro sostenibile; creare impatti sociali positivi
  • Ambiente: ridurre impronta ambientale del 40% entro il 2025; ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2025; ridurre del 40% le emissioni di carburante ed energia (trasporto e distribuzione); raggiungere il 100% di tracciabilità delle materie prime e seguire gli Standard Kering per le Materie Prime e i Processi Produttivi entro il 2025.
  • Adozione approccio Carbon Neutral affinché si possa ridurre l’impatto ambientale e compensare annualmente le emissioni di gas serra

Eastpak x Vivienne Westwood

  • Eastpak è un brand statunitense; Vivienne Westwood è un brand inglese
  • La prima collaborazione sostenibile di Eastpak e Vivienne Westwood, realizzata con la plastica recuperata dagli oceani
  • La capsule è costituita da una rivisitazione dei classici modelli di Eastpak, famosa per le sue collezioni di accessori. Tra i modelli rivisitati: zaino, tracolla, marsupio, bagaglio a mano
  • I 5 modelli sono realizzati esclusivamente in PET (polietilene tereftalato) riciclato con dettagli in metallo
  • La stampa “Save our Oceans” è d’archivio ed è apparsa per la prima volta nella collezione Propaganda FW 2005/2006 di Vivienne Westwood

Nike

  • Nike è un brand statunitense.
  • Obiettivo: utilizzo di materiali alternativi, trasformando i rifiuti in materiali funzionali alla produzione degli articoli sportivi, affinché si possano ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ambiente.
  • Nike Vapormax 2020 Flyknit: realizzata per almeno il 50% (del peso) da materiali riciclati, quali poliestere e schiuma; implementazione della tecnologia FlyEase, innovazione firmata Nike per rendere la scarpa più confortevole e facile da indossare e sfilare
  • Nike Space Hippie: ogni scarpa è realizzata con almeno il 25/50% (del peso) in materiali riciclati; riducendo gli sprechi in termini di energia e optando per scelte di design con il minor impatto ambientale
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