Avevamo già parlato del coral gardening e dell’impegno portato avanti dall’università Bicocca nei confronti della barriera corallina nell’arcipelago delle Maldive.
Questo progetto offre un nuovo spunto, più precisamente un cambio di prospettiva: perché non iniziare a vedere l’ambiente danneggiato dall’uomo come un’opera d’arte da restaurare?
Se è vero che da un lato potrebbe apparire una forzatura non necessaria, dall’altro può favorire una sensibilizzazione nello spettatore.
L’ONU ha dedicato questo decennio al ripristino degli ecosistemi, che vede nell’usura e nell’erosione dei suoli l’effetto più lampante e limitante per le attività umane, proprio perché legato alla produttività agricola.
Ripristinare gli ecosistemi significa assistere nel recupero di tutti gli ambienti che sono stati degradati o distrutti, così come agire per la conservazione e la tutela di quelli che finora sono rimasti intatti.
Ecosistemi sani, con una biodiversità più ricca, producono di più anche per l’uomo.
Il ripristino può avvenire in molti modi, ad esempio attraverso la piantumazione o la rimozione delle pressioni presenti, per dare l’opportunità alla natura di recuperare da sola.
Riportare un ecosistema al suo stato originale non è sempre possibile e talvolta potrebbe anche non essere desiderabile.
Il Marhe Center dell’Università Bicocca di Milano, sta portando avanti un’opera di restauro grazie a biologi marini esperti che intervengono sulle scogliere coralline danneggiate dal cambiamento climatico.
Oltre alla straordinaria bellezza, ai colori sgargianti che la rendono un vero museo acquatico, a cosa serve la barriera corallina?
La sua esistenza è fondamentale in quanto è:
- Una barriera fisica
Garantisce la protezione delle coste, che altrimenti sarebbero invase dal mare molto più frequentemente, con pesanti conseguenze sugli ecosistemi terrestri, inclusi gli insediamenti umani.
- La base della rete trofica marina
È qui che nasce la catena alimentare, che come sappiamo si mantiene su delicatissimi equilibri che coinvolgono tanti esseri viventi a più livelli.
Uno scompenso a un certo grado della catena ha un impatto molto importante sugli scalini successivi, che si trovano a corto di prede o con troppi predatori, con un effetto domino su tutti gli altri organismi.
Ecco perché il restauro e la tutela della barriera corallina è prioritario per la salute dei mari e degli insediamenti umani lungo le coste.