donne attivismo gender gap

Donne: attivismo, gender gap, iniziative

Una panoramica della situazione attuale

Sono passati 40 anni dall’adozione della Convenzione su tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW, 1979).

Tuttavia la discriminazione rimane una pratica comune: anche se da un lato, 131 paesi hanno aggiunto 274 riforme di genere a leggi e regolamenti nell’ultimo decennio, si stima che più di 2,5 miliardi di donne e ragazze vivano in paesi con almeno una legge discriminatoria in vigore.

Questi statuti limitano la capacità delle donne di prendere decisioni in materia di matrimonio, divorzio e custodia dei figli, e di fare scelte per ottenere un lavoro o avviare un’attività commerciale, tra le altre cose.

Nel frattempo, la violenza contro le donne rimane un abuso dei diritti umani su vasta scala. Una donna su cinque in tutto il mondo ha subito violenza sessuale e/o fisica per mano di un partner intimo nell’ultimo anno.

Mentre negli anni ’90 le leggi contro la violenza domestica non erano comuni, oggi sono in vigore in circa tre quarti dei paesi.

Gli attuali modelli economici non sono riusciti a generare progresso e prosperità per tutti.

Il divario di opportunità economiche si è ampliato quest’anno rispetto all’anno scorso, a seguito di uno stallo complessivo dal 2006 al 2020 (anche se è ancora migliore rispetto a 14 anni fa).

Di conseguenza, la promessa dell’empowerment economico rimane insoddisfatta per la maggior parte delle donne del mondo. A livello globale, il divario di genere nella partecipazione alla forza lavoro tra gli adulti (25-54) è rimasto stagnante negli ultimi 20 anni. Meno dei due terzi delle donne (62%) sono presenti nella forza lavoro, rispetto al 93% degli uomini.

Attivismo

Le donne che si sono distinte per il loro impegno nell’ambito dei diritti, dell’ambiente, dell’ecologia, dell’economia sono diventate figure di riferimento per le comunità femminili e non solo oltre a dare voce a una quantità enorme di persone che non hanno la possibilità di esprimere con successo il disagio della propria condizione.

Kristine Tompkins

Rinomata ambientalista e presidente della Tompkins Conservation, Kristine Tompkins attraverso l’attività dei suoi brand – è stata CEO di Patagonia – e delle sue fondazioni ha contribuito a riforestare e ripristinare interi ecosistemi in Cile e Argentina.

La Tompkins Conservation ha protetto foreste primordiali e parchi nazionali, con la creazione in particolare, di sette parchi e l’ampliamento di tre già esistenti in Cile e con la reintroduzione di di numerosissime specie nei propri habitat naturali in Argentina.

La Fondazione è infatti convinta che i parchi siano il modo più durevole di proteggere la gli ambienti selvatici e aiutare le persone a riconnettersi con la natura attraverso l’inestimabile valore sociale ed ecologico, con l’aggiunta di un driver economico per le comunità locale, la creazione di opportunità e la visibilità di siti culturali e archeologici.

Alessandra Faggian

Alessandra Faggian è una professoressa di economia applicata, direttrice del dipartimento di scienze sociali e vice provost per la ricerca al Gran Sasso Science Institute a L’Aquila.

Gli argomenti di ricerca della dottoressa Faggian si sono concentrati soprattutto  sull’economia urbana, sulla demografia e sull’economia dell’educazione.

Le sue pubblicazioni coprono un vasto campo di argomenti tra cui migrazione, capitale umano, mercato del lavoro, creatività , innovazione e crescita locale.

Dopo una brillante carriera da ricercatrice in Inghilterra e da professoressa ordinaria negli Stati Uniti, Alessandra Faggian ha scelto di tornare in Italia per implementare la presenza di donne nel mondo del lavoro e non solo.

La società italiana degli economisti, infatti, è stata tra le prime che ha favorito l’arricchimento di un protocollo per garantire la parità di genere.

Marah J. Hardt

Una biologa marina e una grande esperta di comunicazione, Marah J. Hardt ha scelto di lavorare sull’intersezione di ricerca, creatività e strategia per creare un futuro sostenibile per le persone e il pianeta.

Come fondatrice di Oceanink, Marah ha speso cinque anni nell’investigare sulla salute delle barriere coralline, sull’impatto della pesca, sull’acidificazione degli oceani e sulla trasformazione in un modello più green della filiera della pesca globale.

Marah Hardt si è anche occupata, come ricercatrice al Blue Ocean Institute di creare e proporre un programma contro il cambiamento climatico, incluse iniziative per coinvolgere scienziati e leader religiosi in conversazioni costruttive riguardo l’ambiente.

Gina Rippon

Professoressa emerita di neuroimaging cognitivo all’Aston Brain Centre, dell’Aston University di Birmingham, Gina Rippon  si è occupata di sfatare il mito del “cervello femminile”, quello che identifica la donna con un’attitudine più fragile e delicata, attraverso di neuroimaging che hanno testimoniato come il cervello maschile e femminile non possano essere distinti a priori e che questa distinzione prevale soprattutto nei media.

Il mondo di oggi è fortemente e nettamente diviso in generi come sono pressanti e incessanti i messaggi sulla sessualità e la dualità tra maschile e femminile, profondamente radicata nei giocattoli, nei colori, nella scelta di una professione e nei salari.

La dottoressa Rippon ha gettato le basi per un’iniziale demolizione di questa presunta differenza che ha spesso legittimato abusi psicologici, fisici e disparità su molti campi.

Meredith Levien

È stata nominata come uno dei “50 CMO più innovativi al mondo” e come uno dei “50 operatori indispensabili per i media, il marketing e la tecnologia”.

Meredith Levien, amministratore delegato di New York Times Company, ha raggiunto la vetta di uno dei giornali più importanti al mondo grazie a una strategia rischiosa, intraprendente e rivoluzionaria portata avanti quando qualche anno prima era stata incaricata di intervenire sulle disastrose perdite che il giornale aveva avuto dalla pubblicità.

In tempi avanguardistici, Meredith Levien ha investito nel digitale e nella competenza dei dipendenti con mosse intelligenti e lungimiranti che hanno determinato il recupero della posizione autorevole che il New York Times ha nel mondo.

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    Gender gap

    Dal 2006 il Global Gender Gap Index misura l’entità dei divari di genere tra quattro dimensioni chiave (Partecipazione e opportunità economiche, risultati scolastici, salute e sopravvivenza e responsabilizzazione politica) e per seguire i progressi compiuti nel tempo per colmare queste lacune.

    La metodologia e l’analisi quantitativa dietro le classifiche hanno lo scopo di servire come base per la progettazione di misure efficaci per ridurre le differenze di genere.

    Il Global Gender Gap Report del 2020 redatto dal World Economic Forum ha evidenziato che all’alba del 2020, la costruzione di economie più eque e più inclusive deve essere l’obiettivo dei leader mondiali, nazionali e industriali.

    Per raggiungerlo, sarà fondamentale favorire la parità di genere nell’istruzione, nella sanità, nella politica e in tutte le forme di partecipazione economica.

    Il rapporto di quest’anno evidenzia la crescente urgenza di agire.

    Il rapporto esamina quattro aree generali di disuguaglianza tra uomini e donne in 130 economie di tutto il mondo, oltre il 93% della popolazione mondiale:

    • Partecipazione economica e opportunità – risultati in termini di salari, livelli di partecipazione e accesso ad un’occupazione altamente qualificata
    • Livello di istruzione – risultati sull’accesso all’istruzione di base e superiore
    • Potenziamento politico – risultati sulla rappresentanza nelle strutture decisionali
    • Salute e sopravvivenza – risultati sull’aspettativa di vita e sul rapporto tra i sessi.

    Iniziative

    La Commissione Europea ha elaborato una strategia per la parità di genere 2020-2025 che si articola nei seguenti punti:

    Essere liberi dalla violenza e dagli stereotipi

    Tutti dovrebbero essere al sicuro nelle loro case, nelle loro relazioni, nei loro luoghi di lavoro, negli spazi pubblici e online. Donne e uomini, ragazze e ragazzi, in tutta la loro diversità, dovrebbero essere liberi di esprimere le loro idee e le loro emozioni, e perseguire i percorsi educativi e professionali scelti senza i vincoli delle stereotipate norme di genere.

    Prosperare in un’economia basata sulla parità tra i sessi

    Un’Europa prospera e inclusiva a livello sociale dipende da tutti noi.

    Donne e uomini in tutta la loro diversità dovrebbero avere pari opportunità di prosperare ed essere economicamente indipendenti, essere pagati equamente per il loro lavoro, avere pari accesso ai finanziamenti e ricevere pensioni eque.

    Donne e uomini dovrebbero condividere equamente le responsabilità di assistenza e finanziarie.

    Leader in egual misura in tutta la società

    Le aziende, le comunità e i paesi dovrebbero essere guidati sia dalle donne che dagli uomini, in tutta la loro diversità.

    Essere uomini o donne  non deve in alcun modo influenzare la scelta e l’andamento di una carriera.

    Integrazione della dimensione di genere e prospettiva intersezionale nelle politiche dell’UE

    Le sfide fondamentali che riguardano oggi l’UE – tra cui le transizioni green e digitali e i cambiamenti demografici – hanno tutte una dimensione di genere.

    L’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e i processi dell’UE è essenziale per raggiungere l’obiettivo della parità di genere.

    Finanziare azioni per progredire nella parità di genere nell’UE

    Affrontare la parità di genere e l’emancipazione femminile in tutto il mondo

    La disuguaglianza di genere è un problema globale.

    L’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile sono un obiettivo centrale dell’azione esterna dell’UE.

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