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Perché la sostenibilità è una questione culturale

L’educazione alla sostenibilità è indirizzata a tutti i protagonisti – cittadini, lavoratori, imprenditori del futuro – che recitano il ruolo di abitanti di un Pianeta piegato da un impatto forse irreversibile.

I centri culturali rappresentano un luogo che attira energia e creatività da parte di cittadini, artisti e intellettuali che possono riunirsi per dare nuove opportunità ai quartieri e abbattere le disuguaglianze sociali.

Un nuovo modo di pensare il sapere, in una società profondamente digitalizzata e barricata dietro le tastiere, che veicolano informazione e intrattenimento per i più giovani e non solo.

“Un’agenzia per la trasformazione culturale”, ecco come si presenta cheFare , nata nel 2012 con il suo premio e con la sua associazione culturale non-profit nel 2014, per creare un network culturale incentrato sull’innovazione.

L’aggregazione diventa sempre più urgente per ripristinare un contatto umano, una circolazione del sapere e la pratica di attività ricreative floride e utili per il bene comune.

La sostenibilità rientra in queste priorità, oltre che per l’impellenza con cui sta avanzando la necessità di un cambiamento nello stile di vita della maggioranza dei cittadini del mondo, anche per comprenderne le motivazioni.

CheFare ha elaborato 11 raccomandazioni utili per le politiche da rivolgere ai nuovi centri culturali:

1 – Costruire misure di sostegno sia in ottica di sopravvivenza che di consolidamento. Tenendo conto della grandissima varietà di situazioni e contesti, gli strumenti dovranno necessariamente essere variegati ed articolati; tra gli altri: convenzioni; contributi per l’affitto o l’acquisto di spazi; contributi per l’acquisto di macchinari; detassazioni o riduzioni parziali delle tassazioni; agevolazioni per la stabilizzazione del personale.

2 – Favorire la nascita di percorsi di accompagnamento e formazione per i nuovi centri culturali e per le organizzazioni che operano al loro interno, mirati alla costruzione di nuove competenze strategiche, teoriche e pratiche; al trasferimento delle competenze sui territori; alla circolazione di competenze tra territori diversi in Italia e all’estero.

3 – Investire sulla qualità della produzione artistica e culturale attraverso progetti specifici di produzione e circuitazione di opere e percorsi di finanziamento della direzione artistica e della curatela.

4 – Incentivare la visibilità mediatica ed editoriale della realtà dei nuovi centri culturali, favorendo la nascita di percorsi dedicati presso i nuovi media così come quelli tradizionali.

5 – Favorire la nascita di reti di secondo livello e il consolidamento di quelle esistenti, coinvolgendo parallelamente istituzioni come fondazioni, centri studi, università in percorsi di emersione, studio ed advocacy.

6 – Per quello che riguarda lo studio del fenomeno, è cruciale attivare percorsi di sistematizzazione della grande mole di ricerche condotte finora in modo frammentario, in modo da produrre quadri esaustivi sia degli elementi quantitativi che caratterizzano il panorama nazionale dei nuovi centri culturali che degli impatti di medio e lungo periodo che possono avere sui territori.

7 – È necessario dedicare un’attenzione particolare alle forme di apprendimento nella pubblica amministrazione che i nuovi centri culturali attivano sui territori, alla loro emersione da forme di sapere tacito a forme di sapere esplicito, al consolidamento ed alla circuitazione di questi saperi.

8 – È importante trovare forme di integrazione tra le politiche locali e regionali esistenti, nell’ottica della costruzione di politiche nazionali di sistema.

9 – Pur nel rispetto delle specificità di ognuno, è necessario considerare i nuovi centri culturali come parte integrante degli ecosistemi culturali dei territori, facilitando e sostenendo di conseguenza percorsi di integrazione, circuitazione e valorizzazione con le infrastrutture culturali pubbliche e private tradizionalmente intese: musei, biblioteche, archivi, etc.

10 – È necessario identificare misure specifiche che sostengano progettualmente forme di partecipazione sui territori, articolando rapporti tra nuovi centri culturali, pubbliche amministrazioni, organizzazioni emergenti e istituzioni tradizionali.

11 – È indispensabile approfondire ed ampliare vocabolari teorici ed operativi comuni, in grado di restituire la complessità dell’esistente. Le categorie oggi utilizzate – nuovi centri culturali, centri culturali indipendenti, centri di aggregazione civica, case del quartiere, community hub, creative labs, etc – si riferiscono a tipologie di luoghi variegati che riguardano processi, forme di attivazione  di contaminazione, impatti e strutture di finanziamento auspicabili anche molto diverse.

Perché allora la sostenibilità diventa una questione culturale?

Riconsiderare la posizione dell’uomo all’interno dell’ecosistema passa per il ripensamento delle abitudini individuali e delle attività produttive.

Limitare l’uso di plastica monouso, evitare di produrre rifiuti e ridurre il proprio spreco alimentare sono pratiche fondamentali e ormai diventate obbligatorie per arginare l’impatto individuale sul Pianeta.

I comportamenti individuali viaggiano sul binario parallelo delle attività produttive, che coinvolgono l’imprenditoria, l’industria e le istituzioni.

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