Cosa sono gli animali da reddito

La categoria degli animali da reddito viene così definita in quanto indica una categoria di animali allevati per la produzione di derrate alimentari (ovvero prodotti destinati all’alimentazione) o altri beni di consumo destinati al commercio.

Esiste anche una legge che inquadra con esattezza la definizione degli animali da reddito, ovvero il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 146, che li definisce come: “qualsiasi animale, inclusi pesci, rettili e anfibi, allevato o custodito per la produzione di derrate alimentari, lana, pelli, pellicce o per altri scopi agricoli.”

L’allevamento degli animali da reddito, dunque, in Italia è finalizzato sia alla produzione di carne che a quello di altri beni di consumo, come la lana o le pellicce.

Quali sono

Gli animali da reddito sono molti, e ognuno di essi viene scelto dall’allevatore con l’obiettivo di ottenere prodotti utili al commercio. Ciò include ovviamente la carne, ma anche altri prodotti di derivazione animale.

Per questo motivo, la categoria degli animali da reddito può arrivare ad includere anche le api, allevate con lo scopo di produrre e vendere miele.

Tra gli animali da reddito più comuni troviamo:

  • Mucche;
  • Pecore;
  • Capre;
  • Polli e galline;
  • Maiali.

Tutti questi animali vengono usati infatti per ricavare carne, ma non solo. Mucche, pecore e capre vengono sfruttate anche per produrre latte; le galline vengono sfruttate per la vendita di uova; capre e pecore rendono possibile il commercio di lana.

Sono considerati animali da reddito anche l’asino o il mulo, che in passato venivano spesso utilizzati a fini agricoli per il traino degli aratri.

Tuttavia, con l’introduzione di nuove tecnologie utili all’agricoltura, questa pratica sta sparendo. Oggi, dunque, l’allevamento di questi animali è per lo più destinato alla produzione di carne o, nel caso dell’asino, del latte.

Molto redditizi per gli allevatori può essere anche il business degli animali da compagnia, come cani di razza o conigli nani.

Gli animali da reddito negli allevamenti intensivi

In Italia sono ancora molti i prodotti provenienti da allevamenti intensivi. Gli allevamenti intensivi sono nati con l’obiettivo di rispondere ad una richiesta crescente sul mercato di prodotti di origine animale. Ciò ha portato all’applicazione di una metodologia industriale anche all’allevamento.

Negli allevamenti intensivi, infatti, gli animali vengono tenuti in sovrannumero e in spazi angusti, non sufficienti alla propria mobilità o a soddisfare adeguatamente esigenze specie-specifiche o comportamentali.

La mancanza di spazio adeguato potrebbe causare, ad esempio, atrofia muscolare. Questo tipo di allevamento rappresenta dunque una fonte di sofferenza psicologica e fisica per gli animali.

Inoltre, le condizioni in cui vengono tenuti gli animali in questi allevamenti favoriscono il diffondersi di epidemie dannose per la loro salute, epidemie alle quali gli allevatori rispondono frequentemente con una massiccia somministrazione di farmaci.

La sofferenza psicologica in questi ambienti è ben visibile: numerosi sono i comportamenti disperati degli animali di sfuggire a questa prigionia, come il tentativo di rosicchiare o rompere le sbarre delle proprie gabbie per fuggire.

Negli allevamenti intensivi si applica una logica utilitaristica e spietata, mirata esclusivamente al ricavo del massimo profitto.

Basti pensare al crudele atto del debeccamento. Questa pratica consiste nel tagliare il becco dei pulcini. Lo scopo di tale azione è evitare che, una volta cresciuti, i pulcini si becchino tra di loro, comportamento che mettono in atto a causa dell’enorme mole di stress a cui sono sottoposti negli allevamenti intensivi.

In questi spazi avvengono dunque due tipi di maltrattamenti:

  • Maltrattamenti fisici: inutili lesioni e crudeltà verso gli animali;
  • Maltrattamenti etologici: condizioni contrarie alle esigenze e al normale comportamento specie-specifico dell’animale. Gli spazi ristretti e le condizioni di sovraffollamento non permettono agli animali di esprimere i loro naturali comportamenti.

Per assicurare il rispetto delle normative definite dalla legge, sono previsti dei controlli a campione eseguiti da veterinari della ASL di riferimento.

Tali controlli sono mirati a indagare l’eventualità di maltrattamenti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, è possibile verificare la sola presenza di maltrattamenti fisici, in quanto il maltrattamento etologico risulta più complesso da accertare in breve tempo.

Molti degli ospiti che si possono trovare all’interno di santuari e spazi dedicati alla salvaguardia animale sono infatti spesso provenienti da allevamenti intensivi, sottoposti a maltrattamenti e traumi fisici e psicologici.

I santuari si occupano di ospitare animali vittime di violenza, offrendogli un futuro migliore, libero da sfruttamento e dalle sofferenze provate all’interno degli allevamenti.

Le cinque libertà degli animali

Il trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, definisce gli animali come esseri senzienti. Da questa affermazione, riconosciuta dall’Unione Europea, emerge in maniera evidente la necessità di tutelare il benessere degli animali.

Per garantire la salvaguardia dell’interesse degli animali, fondamentale è il rispetto delle cinque libertà:

  • Libertà dalla fame e dalla sete: l’animale ha diritto a ricevere il cibo e l’acqua necessari alla sua sopravvivenza e a ricevere una nutrizione adeguata alle sue condizioni di salute e alla sue esigenze;
  • Libertà dal dolore: evitare qualsiasi forma di inutile dolore o ferite per l’animale e adoperarsi immediatamente per curare eventuali malattie che l’animale presenterà;
  • Libertà dalla paura: assicurare all’animale una condizione di benessere psicologico;
  • Libertà dal disagio: garantire che l’animale abbia a propria disposizione uno spazio sufficiente per non versare in una condizione di stress o di disagio;
  • Libertà di manifestare il proprio repertorio comportamentale: assicurare che l’animale si trovi nelle condizioni necessarie di mettere in atto i normali comportamenti propri della sua specie.

È evidente come, negli allevamenti intensivi, il rispetto di queste libertà non venga assolutamente garantito agli animali. Ecco perché molti attivisti si mobilitano ogni giorno per mettere in salvo animali innocenti dagli allevamenti intensivi.

L’impegno di Veracura

Il benessere del pianeta e di tutti i suoi abitanti è parte integrante della mission di Veracura.

Per questo motivo, abbiamo dedicato uno dei nostri progetti alla salvaguardia degli animali vittime di violenza e in via di estinzione.

Con il nostro progetto “Animal Social Club”, vogliamo creare una rete di santuari che ospitino animali provenienti da condizioni di maltrattamento e a rischio di scomparsa, dei luoghi in cui attivare progetti di agricoltura rigenerativa, a sostegno della biodiversità animale e vegetale.

L’Animal Social Club rappresenta un luogo in cui esseri umani, animali e natura possono vivere veramente in armonia, liberi dalla violenza.

La nostra filosofia mette al centro la salvaguardia dell’intero pianeta e non ammette alcuna forma di sfruttamento o crudeltà verso gli animali.

L’obiettivo del progetto è infatti quello di creare un luogo totalmente dedicato agli animali, che non li sfrutta in alcun modo, ma al contrario rappresenta per loro un luogo di salvezza e di sicurezza dalla violenza e dal rischio di morte o estinzione.

Tutti gli animali ospiti del santuario saranno infatti salvati da situazioni di maltrattamento, violenza e sfruttamento, per garantirgli una vita diversa, nel rispetto di tutte le loro libertà e necessità.

In questa oasi naturale verrà predisposto tutto il necessario a creare un ambiente sicuro e adatto a ogni animale, i cui abitanti potranno vivere sereni, esprimendo il proprio naturale repertorio comportamentale senza alcuna limitazione, paura o costrizione.

Se sei curioso di saperne di più, visita la pagina dedicata al progetto e segui Animal Social Club sui nostri canali social.

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