Attivismo

Ecco perché ogni brand dovrebbe avere un Activism Manager

È giunto il momento per i brand, di includere nel proprio board una figura che possa aiutarli a realizzare obiettivi tangibili di cambiamento sociale.

Cristopher Miller, Head of Global Activism Strategy di Ben & Jerry’s, afferma che ormai non è più sufficiente connettersi con i principi dei consumatori, ciò che sta diventando realmente necessario è condividere dei valori.

L’obiettivo dell’activism manager è quello di trasformare i propri clienti e consumatori in attivisti a loro volta, che attraverso le proprie azioni possano determinare un reale cambiamento affidandosi alla propria azienda.

Ben&Jerry’s è stata una delle voci più alte nel movimento Black Lives Matter, ma ha scelto di orientare il proprio sguardo anche verso i temi del sistema di giustizia americano, che ha visto molti abusi compiuti dalle forze dell’ordine, le condizioni di vita dei rifugiati politici e degli immigrati e il cambiamento climatico.

A differenza di una campagna di cause – related marketing che basa l’equità del marchio su questioni che già interessano i consumatori – o che non sono controverse e oggetto di dibattito, come la ricerca sul cancro al seno – l’azienda che pratica attivismo elabora ogni campagna basandosi sulle preoccupazioni e priorità che le stanno particolarmente a cuore.

L’attivismo aziendale è anche ben distinto dalla responsabilità sociale delle imprese, infatti le aziende possono appellarsi direttamente alle istituzioni nel cambiamento delle politiche pubbliche su questioni sociali o morali.

Questa figura esprime l’esigenza sempre più impellente di rendere i comuni cittadini dei protagonisti del cambiamento e di affrontare le grandi sfide globali di fronte alle quali si trovano le organizzazioni e i governi.

Il brand activism ha fra le sue priorità quella della giustizia come strategia, attraverso l’impegno per sconfiggere il cambiamento climatico, la disuguaglianza, la corruzione e per tutelare la popolazione e l’istruzione.

In un mondo in cui non si può più rimandare la presa di una posizione di fronte a ingiustizie e disastri ambientali, anche i consumatori possono trovare una guida e una causa da sposare.

Attraverso un costante lavoro di ricerca le imprese devono capire quali sono le questioni più importanti per i propri consumatori.

Finora molte aziende si sono inserite nel mercato valorizzando la propria prestazione e ponendosi come una realtà migliore delle altre in qualcosa.

Il mondo attuale è però pieno di problemi e le nuove generazioni sono molto attente, non solo all’obiettivo dei brand, ma anche e soprattutto alla loro azione nel contesto in cui operano.

Ecco perché essere i migliori nel produrre qualcosa passa quasi in secondo piano.

I clienti chiedono alle aziende di essere protagoniste del cambiamento, di schierarsi per risolvere i problemi più impellenti che affliggono il mondo e di sentire che le compagnie, grandi o piccole che siano assumano una posizione e non voltino le spalle alla società.

La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi è quindi: “Cosa farà il mio brand oggi per risolvere i problemi che preoccupano i miei clienti?”

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