Moda sostenibile: una scelta da mettere in atto per il nostro futuro

I dati ufficiali della commissione europea affermano che solo l’1% dei materiali utilizzati nell’abbigliamento viene riciclato in indumenti nuovi. Per questo motivo la moda sostenibile si presenta come il perfetto modo per poter apportare un cambiamento positivo al settore della moda, diventando più consapevoli e più attenti alla salvaguardia dell’ambiente, della società e degli animali.  

Cosa si intende per ‘’moda sostenibile’’?

Le stime effettuate dall’Onu rilevano che l’industria della moda vale all’incirca 2.4 trilioni di dollari e risulta essere responsabile del 2-8% delle emissioni globali di gas mondiali e del 9% della dispersione di microplastiche nei mari.

Negli ultimi anni si sta diffondendo il concetto di moda sostenibile, difatto, non ci si limita a ricercare l’abito più bello, al contrario, stiamo assistendo ad un crescente interesse nei confronti dell’ambiente e delle persone. La moda sostenibile ha l’obiettivo di rispettare l’ambiente e la società in tutte le varie fasi del ciclo di vita degli indumenti:

  • Progettazione
  • Selezione delle materie prime
  • Tintura
  • Assemblaggio e cucitura
  • Imballaggio
  • Trasporto
  • Fine vita
moda sostenibile

La moda sostenibile presenta diverse caratteristiche, vediamone alcune:

  • Utilizzo di fibre ecologiche: canapa, juta
  • Utilizzo fibre ecologiche ecosostenibili: bamboo, Iyocell e Orange fiber
  • Attenzione e cura della comunità: benessere dei lavoratori e delle culture locali
  • Sviluppo tecnologico con la conseguente capacità di generare nuovi modelli responsabili nei confronti del pianeta e delle persone

Quali sono i vantaggi della moda sostenibile?

È presente ad oggi una crescente consapevolezza dell’impatto del fashion sull’ambiente. Infatti, l’utilizzo di materie prime meno inquinanti e la riduzione di sprechi durante le fasi della produzioni, apportano essenzialmente tre vantaggi:

  1. Minore impatto ambientale: vengono minimizzate le fonti di inquinamento grazie all’utilizzo di materiali e macchinari non tossici e si sprecano una quantità minore di risorse naturali, come l’acqua
  2. Condizioni lavorative migliori: nel settore tessile sono presenti turni interminabili e salari minimi
  3. Innovazione tecnologica: è presente l’incremento dell’utilizzo delle nuove tecnologie al fine di creare materiali meno inquinanti e l’implemento di nuovi macchinari che possono aiutare nella produzione del prodotto. 

Il nemico della moda sostenibile: il Fast Fashion

Il fast fashion, a differenza della moda sostenibile, è responsabile di emissioni inquinanti per l’ambiente in ogni fase del ciclo di vita del prodotto. Il loro metodo di produzione è incentrato sui grandi volumi, che porta ad una sovraproduzione del prodotto. Infatti, ogni anno rilasciano almeno 50 micro- collezioni, producendo una quantità enorme di prodotti, consapevoli del fatto che a fine stagione rimarrà una parte di merce invenduta.

In poche parole, il fast fashion clona i modelli di tendenza e utilizza materiali con basse qualità in modo da poter offrire all’acquirente prodotti alla moda ad un prezzo stracciato.

moda sostenibile

Un’altra nota dolente del fast fashion è il luogo e in che modo vengono prodotti gli indumenti, infatti, si può affermare che crea schiavismo. Le grandi aziende del fast fashion hanno sviluppato la propria catena di produzione in paesi come l’India o il Bangladesh, sottoponendo i dipendenti ad orari lavorativi insostenibili e con una retribuzione non adeguata.

Moda sostenibile e Moda ecologica: le differenze

L’abbigliamento ecologico è semplicemente un prodotto che è stato realizzato con materie prime che hanno un basso impatto ambientale come i materiali riciclati, riciclabili, compostabili e biodegradabili.  Dunque, si può parlare di moda ecologica quando vengono utilizzati dei tessuti ecologici con annessa certificazione.

Negli ultimi anni i grandi marchi del fast fashion hanno introdotto delle collezioni eco-friendly, dunque, hanno implementato l’uso di materiali ecologici. Da pochi mesi H&M ha lanciato una collezione che utilizza una fibra innovativa ‘’ideata’’ da Fulgar ricavata dei semi di ricino al 100% biodegradabile.

Nonostante ciò, i grandi del Fast Fashion continuano a produrre in paesi dove vige lo sfruttamento della manodopera e condizioni lavorative deumanizzanti. Questo ‘’piccolo’’ dettaglio è ciò che differisce la moda sostenibile dalla moda ecologica.

Infatti, la moda sostenibile utilizza materie prime con un basso impatto ambientale, mira ad uno speco delle risorse naturali minimo, predilige la protezione dei diritti dei lavoratori (salari adeguati, nessun tipo di violenza o sfruttamento), protegge gli animali e quindi viene limitato l’utilizzo di materiali di origine animale cercando di minimizzare l’inquinamento dei mari e dell’aria.

La moda può diventare più sostenibile: le giuste accortezze

Il settore della moda tende ad utilizzare diversi materiali petrolchimici come il poliestere, nylon, fibre sintetiche. Ad oggi si stanno sviluppando diverse pratiche sostenibili, ovvero:

  • Acquisire certificazioni per tessuti e pelle, evitando le sostanze chimiche tossiche (come l’ OEKO-Tex)
  • Preferire materiali naturali ed ecologici
  • Sviluppare il sistema di produttivo localmente, in questo modo si evitano le emissioni dovute ai trasporti
  • Riciclaggio dei tessuti e dei materiali
  • La riduzione del consumo d’acqua durante il processo produttivo
  • Implemento dell’energia rinnovabile
  • Volgere una particolare attenzione ai diritti dei lavoratori.
moda sostenibile

D’altra parte, anche il consumatore deve diventare più consapevole riguardo l’impatto che la moda ha sull’ambiente. Di fatto, anche noi abbiamo unanostra parte di colpa e dovremmo mettere in atto alcune scelte specifiche per salvaguardare l’ambiente:

  • Acquistare abiti con una qualità maggiore
  • Evitare le mode a breve termine
  • Evitare i lavaggi frequenti
  • Bisogna prendersi cura dei propri indumenti
  • Riciclare e donari i vecchi abiti
  • Prediligere marchi sostenibili
  • Non bisogna buttare i vestiti nella spazzatura, è indicato recarsi ai punti di raccolta

Qualche esempio di brand sostenibili

Esiste un modo diretto che ci aiuta a comprendere se un capo d’abbigliamento è sostenibile, bisogna porsi una semplice domanda: chi ha prodotto i miei vestiti?

Inoltre, la Fashion Revolution ha introdotto un’analisi annuale fatta su 250 marchi e rivenditori più conosciuti nel mondo, ovvero, la Fashion Trasparency Index, nella quale vengono classificati in base alle pratiche e l’impatto riguardo l’ambiente ed i diritti umani.

Sono in crescita le azioni che mirano a ridurre l’impatto ambientale e sociale, proponendo un cambio di rotta all’interno del settore della moda. Tra questi sono presenti Patagonia, Timberland e Stella McCartney.

Patagonia

All’vertice è presente Patagonia, già nel 1993 produceva indumenti in pile utilizzando bottiglie di plastica riciclate. Inoltre, il brand utilizza il nylon riciclati per produrre delle giacche e diversi indumenti tecnici. Da poco ha introdotto la Garanzia Zero, che ripara a zero spese gli indumenti rotti o che riscontrano qualche problema tecnico.

Timberland

Il marchio utilizza per la realizzazione delle scarpe GreenStride al 75% lacanna da zucchero che proviene da fonti rinnovabili. Inoltre, la pelle utilizzata per gli indumenti proviene da aziende che prediligono delle pratiche agricole rigenerative. Infine, ha lanciato la campagna Plant the Change impegnandosi a piantare almeno 50 milioni di alberi entro i prossimi 5 anni.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email

Contattaci

Veracura Trust Onlus

CF/PI: 15759161001 - Salita Monte del Gallo 21, Roma, 00165

    Newsletter

    Rimani informato sulle novità di Veracura!​