Selfie dysmorphia: come i filtri influenzano la percezione del nostro volto

Pensa all’ultima volta che hai pubblicato un tuo selfie sui social. Prima di scattare la foto o prima di cliccare sul tasto “pubblica” hai aggiunto dei filtri?

I filtri disponibili sui social media sono migliaia. Alcuni possono essere molto divertenti, come quelli che ci mettono le orecchie da coniglio, ma molti filtri possono essere pericolosi, soprattutto per le persone più giovani, che li utilizzano quotidianamente.

Secondo una ricerca svolta da Dove, il 52% delle ragazze utilizza i filtri ogni giorno. Dai dati emerge che il primo utilizzo di app di editing per modificare il proprio volto avviene attorno ai 13 anni.

Ma che male potrà mai fare un filtro per ritoccare una foto?

Alcuni filtri disponibili su piattaforme come Instagram, TikTok e Snapchat sono più di semplici ritocchi per nascondere piccole imperfezioni. Possono diventare dei veri e propri strumenti di chirurgia plastica virtuale a portata di smartphone.

E se da una parte può sembrare solo un innocente mezzo per nascondere le insicurezze che tutti abbiamo, dall’altro spesso ignoriamo le conseguenze devastanti che l’uso prolungato di filtri e app di editing possono avere sulla nostra salute mentale.

Cos’è la selfie dysmorphia?

Utilizzare quotidianamente i filtri e le app di editing per le nostre foto può portare a sviluppare una condizione nota come selfie dysmorphia (detta anche “Snapchat dysmorphia” o “filter dysmorphia”).

Il fenomeno è stato infatti inizialmente indagato con la diffusione massiva del social network Snapchat, che è stato tra le prime app ad introdurre un’ampia gamma di filtri per modificare il proprio volto.

La selfie dysmorphia consiste in una condizione in cui non si è più in grado di separare la propria immagine reale da quella postata sui social network. Chi soffre di questa condizione può diventare talmente abituato all’immagine distorta e ritoccata del proprio volto online da non riconoscersi più allo specchio.

L’intenso disagio che questa condizione provoca può avere risvolti molto pesanti e pericolosi per la nostra salute mentale. Esso può anche trasformarsi in un fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo mentale detto “disturbo da dismorfismo corporeo”.

Questo disturbo provoca una eccessiva preoccupazione per un presunto difetto fisico (che in alcuni casi può essere del tutto inesistente). La preoccupazione assume un carattere ossessivo, fino al punto da impedire a chi soffre di questo disturbo di uscire di casa.

Ma non solo. La selfie dysmorphia può diventare un fattore di rischio anche per lo sviluppo di altri disturbi psicologici, tra cui:

  • Disturbi dello spettro ansioso;
  • Depressione;
  • Disturbi del comportamento alimentare.

Perché i social network rafforzano questo meccanismo?
Ad essere più esposti al rischio di sviluppare il dismorfismo da selfie sono soprattutto le persone giovani, in particolare Millennials e Generazione Z.

Non a caso, queste sono le generazioni che utilizzano maggiormente i social network. Infatti, i social svolgono un ruolo chiave nella promozione di modelli di bellezza irrealistici, irraggiungibili e spesso totalmente falsi.

Riconoscere cos’è vero e cosa non lo è non è sempre facile. Secondo una ricerca dell’Università di Warwick, le persone sono in grado di distinguere un’immagine reale da una ritoccata solo nel 62% dei casi. Quando l’esposizione a queste immagini ritoccate avviene quotidianamente e fin da un’età molto giovane, distinguere realtà e falsità può diventare ancora più difficile.

La Generazione Z, in particolare, entra per la prima volta in contatto con una moltitudine di immagini modificate e ritoccate in fasi della vita estremamente delicate: quelle dell’adolescenza e della pre-adolescenza. Questi due periodi sono cruciali, perché è proprio in questi momenti che si possono porre le basi per una vulnerabilità a un disturbo alimentare.

Sviluppare un modello distorto di bellezza in un’età molto giovane rappresenta indubbiamente un elemento di rischio per la propria salute mentale.

Il ruolo del cervello

I social network sono in grado di influenzare il funzionamento dei nostri meccanismi cerebrali. In particolare, agiscono su quello che viene definito circuito dopaminergico. Quest’area cerebrale si occupa di produrre dopamina, un neurotrasmettitore che genera in noi una sensazione di benessere e felicità.

La produzione di dopamina è stimolata da tutte quelle attività che ci piacciono. A sua volta, quando il cervello associa una certa attività alla produzione di dopamina (e a tutte le sue conseguenze positive), ci spinge a compierla di nuovo. Questo meccanismo in Psicologia si chiama “rinforzo positivo”.

Ricevere un like sui social attiva la produzione di dopamina. Il cervello interpreta questo segnale come una ricompensa, ed è dunque portato a farci ripetere l’azione che gli ha procurato tale ricompensa.

Pensiamo alla situazione in cui, postando sui social le nostre foto ritoccate, riceviamo molti più “Mi Piace” rispetto alle stesse foto al naturale. Il meccanismo che si innesta è molto simile a quello di una vera e propria dipendenza, rendendo sempre più difficile rinunciare all’editing e ai filtri.

autostima e social network

Dismorfismo, social e chirurgia estetica

Tra le conseguenze più forti di questo fenomeno c’è il fatto che sempre più persone scelgono di ricorrere alla chirurgia estetica. E tra i nuovi clienti, si vede progressivamente un aumento di Millennials e Generazione Z.

Gli utenti di piattaforme fortemente basate sull’immagine, come Instagram, sembrano infatti essere più propensi a sottoporsi a interventi di chirurgia estetica. Secondo una ricerca del 2018, inoltre, più della metà dei chirurghi estetici ha riferito di ricevere sempre più richieste di operazioni “per essere più belli nei selfie”.

Infatti, gli interventi più richiesti sono quelli che ci fanno assomigliare all’immagine che possiamo ottenere con molti filtri: rimpicciolire il naso, alzare gli zigomi, allungare la forma degli occhi e ingrandire le labbra.

Anche la pandemia ha avuto il suo ruolo nel boom della chirurgia estetica!

È chiaro che, durante il lockdown, i social network ci sono serviti come strumento di connessione con le altre persone. Tuttavia, il loro massiccio utilizzo, assieme anche a tutti gli strumenti di videocall e meeting online, ha acuito la preoccupazione per il nostro aspetto fisico.

Dopo la fine del lockdown, infatti, si è osservato un picco nelle richieste di chirurgia estetica, che negli USA è stato definito “Zoom Boom”, dal nome della piattaforma di videocall.

Quindi bisogna demonizzare la chirurgia? Assolutamente no!

La chirurgia estetica può essere uno strumento fondamentale per il miglioramento della vita di una persona, per la propria autostima e serenità. Ognuno deve avere il diritto di scegliere per sé e per il proprio corpo, sempre.

Il problema esiste invece laddove la società, la cultura o i media infondono in noi un senso di inadeguatezza per caratteristiche fisiche che sono assolutamente normali. A questo punto, la vergogna può essere talmente forte da vedere la chirurgia come unica opzione possibile.

Come contrastare la selfie dysmorphia

In che modo possiamo contrastare lo sviluppo della selfie dysmorphia per noi e per le persone che ci stanno intorno?

Educazione digitale

Un ruolo chiave è svolto dall’educazione, soprattutto rivolta a adolescenti e pre-adolescenti.

Sono necessari interventi educativi specifici per spiegare come utilizzare in modo sicuro i vari strumenti digitali, inclusi i social network. È importante che questi temi vengano discussi nei luoghi formativi più importanti per i giovanissimi: la scuola e la famiglia.

Il progetto Dove Self Esteem fornisce diversi materiali per stimolare una conversazione educativa con i più giovani sul tema della bellezza nell’era dei social network. Ad esempio, l’emozionante video “A selfie” rivela tutto ciò che ci può essere dietro un selfie perfetto su Instagram.

Evitiamo i paragoni

Molto spesso ciò che vediamo online esiste solo online. Le immagini possono essere modificate, i volti ritoccati. Ha davvero senso paragonarci a qualcosa che non esiste nella realtà?

Ognuno di noi ha le proprie particolarità, i propri tratti distintivi. Non esiste una persona uguale ad un’altra e non esiste un modello di bellezza universale.

Evitiamo di confrontarci con l’aspetto fisico di altre persone, online ma anche nella vita reale. Ogni persona è unica, non servono paragoni.

Creiamo il nostro spazio sicuro online

I social network possono essere anche uno spazio sicuro. Tutto dipende dall’uso che ne facciamo.

In che modo possiamo creare uno spazio sicuro sui social?

  • Cercando di postare sempre meno foto ritoccate e invitando i nostri amici e le nostre amiche a fare lo stesso;
  • Usando i social per promuovere l’accettazione di sé stessi;
  • Creando e diffondendo contenuti di sensibilizzazione.

Scegliamo i giusti role models

Nella nostra crescita e nella definizione della nostra identità, un ruolo molto importante viene svolto dai cosiddetti “role models”, ovvero delle persone alle quali ci ispiriamo.

Poiché consideriamo queste figure come un riferimento, naturalmente li seguiamo sui social network e siamo esposti ai contenuti che diffondono.

Proprio per questo motivo, è importante riuscire a scegliere dei modelli positivi, che promuovano i giusti messaggi. Altrettanto importante è aiutare le persone più giovani a scegliere i propri role models con attenzione.

In questo modo possiamo assicurarci di seguire sui social dei modelli che celebrano la bellezza, la diversità e l’unicità delle persone reali.

Se ci accorgiamo che le persone che seguiamo sui social ci fanno sentire inadeguati o a disagio, abbiamo il pieno diritto di fare un gesto tanto semplice quanto d’impatto: smettere di seguirle. Possiamo anche attivare delle opzioni per far sì che il social su cui siamo non ci mostri più i loro contenuti.

Il nostro profilo è il nostro spazio: abbiamo il diritto di viverlo sentendoci a nostro agio.

Se è necessario, disconnettiamoci

Dobbiamo sempre tenere a mente che, per quanto sia divertente passare il tempo sui social network, la vita reale è al di fuori dello schermo.

Se ci sentiamo sopraffatti dai social e dai loro contenuti, possiamo scegliere di disconnetterci in qualsiasi momento.

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