le aziende e lotta alle malattie

Le aziende e la lotta alle malattie

L’ambiente, la povertà, la preservazione della salute in ogni angolo del mondo: sono queste le grandi sfide che molte aziende si trovano oggi a combattere, al fianco di associazioni e organizzazioni non governative.

Il Profit che si unisce al No Profit, il business che si spoglia di quella veste arida, egoistica e orientata solo al profitto e, anzi, mette a disposizione parte delle sue risorse economiche (e non solo) per lasciare un segno positivo nella società in cui opera.

Sono tante le malattie che ogni giorno affliggono bambini, anziani, giovani uomini e donne che si ritrovano a combattere con un mostro sconosciuto e improvviso, il cui nome spesso fa paura.

E proprio per questo, con il tempo, molte aziende hanno compreso il valore e la portata del loro contributo verso ciò che è più vulnerabile: perché essere un’impresa socialmente responsabile è una scelta potente, che implica una riconsiderazione di tutto il modus operandi dell’azienda stessa.

L’importanza della Responsabilità sociale per un brand

Avere un’immagine socialmente consapevole sta diventando molto importante per un brand: le scelte dei consumatori, degli stakeholder o dei dipendenti verso un brand o un’azienda sono sempre più influenzate dalla presenza o meno di questo fattore.

Una recente ricerca di Cone Communications ha rivelato come oltre il 60% degli americani spera che siano proprio le imprese a guidare i cambiamenti sociali e ambientali, senza l’intervento delle istituzioni. Inoltre, quasi il 90% dei consumatori intervistati ha dichiarato di preferire un acquisto presso un’azienda che ha sostenuto un problema a loro caro. Ma, il dato ancora più rilevante è quello secondo cui il 75% di loro si rifiuterà di comprare beni o servizi in quelle aziende che hanno supportato, o supportano, cause contrarie ai propri principi.

Sono molte le forme in cui un’impresa può esternare la propria sensibilità, in termini di responsabilità sociale. E soprattutto, non serve essere una multinazionale!

Le piccole aziende, infatti, possono avere un impatto importante sui cambiamenti sociali, ad esempio facendo una piccola donazione a organizzazioni o associazioni impegnate nelle sfide più difficili, come la tutela dell’ambiente o la lotta alle gravi malattie che colpiscono i paesi sottosviluppati.

Volontariato d’impresa: cos’è

volontariato d'impresa

In Italia, in Europa e in tutto il mondo è sempre più diffuso, da parte delle imprese, il sostegno all’impegno sociale dei propri lavoratori insieme a organizzazioni e associazioni.

Si chiama volontariato d’impresa ed è un fenomeno che, nato negli Stati Uniti nei primi anni ’90, si è poi affermato nel Regno Unito fino a consolidarsi in tutta Europa: in Italia, per esempio, sono centinaia le associazioni e gli enti che hanno stretto accordi con le aziende al fine di coinvolgere i loro dipendenti in progetti di tutela dell’ambiente, aiuti per i più poveri e sostegno ai malati.

Il tutto anche sfruttando le normali ore lavorative. In fin dei conti, a guadagnarci sono un po’ tutti: le associazioni benefiche, che possono contare sul supporto di migliaia di persone in più, e le aziende, con dipendenti più uniti e che si dimostrano sempre più in grado di lavorare in gruppo e fare squadra.

I dati relativi a tale fenomeno sono a molto più che confortanti: più del 60% delle imprese in Italia, infatti, ha promosso o promuove attività di volontariato d’impresa, mettendo a disposizione delle organizzazioni o delle associazioni non soltanto il tempo di lavoro, ma anche prodotti, risorse economiche, spazi e servizi.

Negli ultimi anni, inoltre, la formula del volontariato d’impresa si è estesa anche alle grandi e piccole medie imprese (a fare da traino sono state le multinazionali), le quali hanno scelto di abbracciare questo tipo di attività proprio sulla base degli effetti positivi che esse avevano all’interno della stessa azienda.

Ma quali sono, dunque, i vantaggi del volontariato d’impresa?

Secondo una recente indagine condotta dalla fondazione Sodalitas, il punto di riferimento per la Responsabilità sociale e la sostenibilità in Italia, in collaborazione con Gfk Italia, sono molteplici gli effetti positivi del volontariato d’impresa:

  • Migliora il clima in ufficio, con dipendenti più soddisfatti e meno frustrati;
  • Aiuta la crescita degli affari;
  • Aumenta la reputazione aziendale, che mostra un’assunzione di responsabilità sociale.

Quindi, perché non pensiamo tutti di fare qualcosa di significativo all’esterno che, con molta probabilità, non porterà nessuna controindicazione?

Le malattie della povertà: un grande problema del mondo

malatti della povertà

Si chiamano malattie della povertà e sono le più gravi da debellare: si tratta di malattie che proliferano, senza alcuna pietà, nei Paesi più poveri a causa della mancanza di risorse primarie, come l’acqua, ma anche di farmaci, strutture sanitarie adeguate e assistenza.

Ogni giorno ONG, associazioni e aziende di ogni tipo e dimensione si pongono l’obiettivo di risolvere questo problema, che è uno dei più grandi del mondo.

Ma quali sono le più gravi malattie della povertà?

AIDS. Anche se la scienza ha fatto grandi passi in avanti rispetto al passato, sono più di 35 milioni le persone che convivono con il virus dell’HIV/AIDS. Sono per lo più adulti (di bambini se ne contano poco meno di 2 milioni) e la maggior parte del totale vive nell’Africa subsahariana. La trasmissione dell’HIV può avvenire tramite:

  • Sangue infetto;
  • Rapporti sessuali non protetti;
  • Cordone ombelicale.

I dati di Actionaid mostrano come nel 2016, in tutto il mondo, l’AIDS ha provocato circa 1 milione di decessi e, anche stavolta, il Paese più colpito è quello africano: In particolare, in Nigeria e Sudafrica si è registrato il maggior numero di morti.

Malaria. Si tratta di una malattia causata da protozoi parassiti trasmessi all’uomo da una particolare zanzara, del genere Anopheles, ad attività crepuscolare – notturna.

Tra i sintomi della malaria vi sono febbre, vomito, mal di testa, dolore alle articolazioni, convulsioni e coma e, oltre a provocare gravi danni agli organi interni, se non curata può essere letale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa il 90% dei casi di malaria e di decessi avvengono nella Regione africana: questo perché l’Africa è uno dei paesi a basse risorse, dove le strutture per rispondere in modo efficace al problema sono carenti e la continua diffusione della malattia alimenta disagio e povertà.

A differenza dell’AIDS, per la malaria i più colpiti sono i bambini sotto i 5 anni, i quali sono anche più suscettibili allo sviluppo di forme gravi della malattia.

Tubercolosi. Una malattia infettiva, causata dal Bacillo di Koch, che nella maggior parte interessa i polmoni, ma non solo.

La tubercolosi è una delle 10 principali cause di morte nel mondo: il 60% dei casi è concentrato in 6 Paesi quali l’India, l’Indonesia, la Cina, la Nigeria, il Pakistan e il Sudafrica.

Ogni anno si registrano oltre 9 milioni di casi con circa 1,5 milioni di decessi, ragione per cui l’OMS l’ha definita la malattia più diffusa a livello mondiale.

Ecco perché, sempre l’OMS, a partire dal 2005 ha sancito l’avvio del programma “End of TB”, che identifica la strategia globale e gli obiettivi da raggiungere per la prevenzione, il trattamento e il controllo della diffusione della tubercolosi.

Le aziende impegnate nella lotta alle malattie: esempi

Le malattie della povertà sono un problema molto urgente e rilevante che smuove quotidianamente gli animi di aziende, organizzazioni, associazioni, istituzioni e privati cittadini.

Purtroppo, però, non sono le uniche a necessitare di sostegno. Tutti i giorni, infatti, gli ospedali di tutto il mondo sono chiamati ad accogliere malati oncologici, ragazzi disabili o bambini affetti da malattie rare che hanno bisogno di cure normali o sperimentali, possibili solo grazie all’incessante lavoro della ricerca.

L’azione preventiva è fondamentale, come del resto la sensibilizzazione, e molte aziende hanno sposato questa causa, facendosi partner e portavoce di iniziative che hanno portato a grandi risultati.

Vediamo qualche esempio:

Gruppo Johnson & Johnson. Da sempre attento alle tematiche sociali, il Gruppo Johnson & Johnson ha scelto di mettere al servizio della comunità esperienza e risorse, schierandosi al fianco di Komen Italia come Partner Nazionale della manifestazione Race Series, dedicata alle donne affette da tumore al seno.

Nel 2007 Fondazione Johnson & Johnson ha donato la prima Unità mobile di Mammografia di Komen Italia, aiutando l’attività di prevenzione dell’Associazione sul territorio. Il sostegno continuo a Komen ha portato, poi, alla realizzazione dei Villaggi della Salute, ovvero spazi dedicati alla prevenzione del tumore al seno e di altre patologie.

Un’azienda consapevole e responsabile, che diffonde al suo interno un forte senso di appartenenza al Gruppo anche grazie al coinvolgimento dei dipendenti e delle loro famiglie al progetto Race for the Cure, dove scende in pista una grande squadra aziendale.

Italo. Nel suo report di sostenibilità, Italo si dimostra un’azienda particolarmente sensibile alle problematiche sociali. In particolare, la compagnia ferroviaria ha l’AIRC, partecipando alla campagna Nastro Rosa, a favore della ricerca sul cancro.

Nei Luounge Italo Club, infatti, è stato possibile acquistare le spillette simbolo del Nastro Rosa mediante una donazione: in questo modo, tutti i viaggiatori Italo hanno contribuito in prima persona alla campagna di prevenzione e ricerca.

Oltre all’AIRC, Italo è sostenitore dell’AISM nella ricerca sulla sclerosi multipla. Le biglietterie Italo e le Lounge di tutta Italia hanno, infatti, ospitato le “Stelline di Natale AISM”, da utilizzare come decoro per l’albero o come chiudi pacco.

Per ogni stellina è stata richiesta una donazione minima di 2 euro, come aiuto per la ricerca sulla sclerosi.

Pfizer. Un’azienda farmaceutica il cui scopo centrale è “salute per tutti”! L’impegno di Pfizer a cambiare in positivo la vita delle persone, garantendo l’accesso a servizi sanitari di qualità, medicinali e vaccini è davvero rilevante.

Sono diversi i partnenariati e i programmi innovativi attivati da Pfizer, tra cui:

  • Healthy Families, Healthy Futures con cui Fondazione Pfizer ha supportato 121.000 donne in 5 paesi africani, con programmi che integrano la fornitura di vaccinazioni infantili e consentono alle donne di ricevere la pianificazione familiare, riducendo le visite in clinica e creando opportunità di accesso alle cure laddove le risorse sono limitate;
  • Global Health Fellows e Global Health teams attraverso cui Pfizer, dal 2003, ha contribuito a rafforzare l’assistenza sanitaria nei paesi a basso e medio reddito. Più di 500 dipendenti Pfizer hanno messo a disposizione le proprie competenze, lavorando al fianco di 81 organizzazioni partner in 50 diverse nazioni;
  • In collaborzione con l’International Trachoma Initiative, Pfizer ha donato più di 875 milioni di dosi di antibiotici a 40 paesi per combattere il trachoma, una malattia debilitante che rappresenta la principale causa infettiva di cecità in tutto il mondo.

Atlas Copco. A partire dal 2007 ATLAS COPCO, leader mondiale nella fornitura di soluzioni per la produttività industriale, è al fianco di Amref Health Africa per l’ambizioso programma “Water of all”: in questo caso non vi è l’impegno di risorse per la cura e la prevenzione di una specifica malattia, ma il coinvolgimento dell’azienda svedese e dei suoi dipendenti in favore dei progetti idrici in Kenya.

L’acqua, infatti, è fonte di vita e la sua scarsità o l’inquinamento delle sorgenti generano, inevitabilmente, la proliferazione di malattie.

Ad oggi, più di 15.000 persone sono state raggiunte dal programma che ha cambiato la storia di molte comunità.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.