Diet Culture e Intuitive Eating: nemici per la pelle (o per il corpo?)

Hai mai sentito parlare della “Diet Culture” (o cultura della dieta)?

Navigando sui vari social è facile imbattersi in account a tema fitness e salute: niente di male, se l’obiettivo è veramente quello di promuovere la salute. Ma cosa succede quando si arriva a promuovere online un regime alimentare restrittivo fino al punto di essere pericoloso?

Tramite internet e i social spesso assistiamo a un continuo aumento dell’importanza di mostrarsi in forma e a una continua preoccupazione relativa alla magrezza del nostro corpo.

Ma certamente non è tutto da attribuire ai social!

La cultura della dieta ci viene insegnata un apprendimento e ad una trasmissione culturale, che ci lancia per tutta la vita un messaggio: essere belli ed essere in salute significa essere magri.

Questa concezione che la magrezza si eguaglia alla salute vede come colonna portante proprio la Diet Culture.


Quindi, come possiamo definirla questa corrente di pensiero?

Possiamo definirla come un vero e proprio “credo”, che venera il corpo magro considerandolo come un corpo sano e virtuoso, ma soprattutto sottolinea la magrezza come il raggiungimento di uno status superiore demonizzando chi non possiede questa qualità, che viene sottoposto continuamente a discriminazioni ed oppressioni.

Negli ultimi anni sono nati movimenti, approcci e pensieri che si oppongono alla cultura della dieta: questi sottolineano l’importanza del proprio corpo e delle sue funzioni e quanto sia importante ascoltarlo, capirlo e prendersene cura.

Il nostro corpo ci parla e ci ascolta: perché non ricambiare?

Che cos’è l’Intuitive Eating?

L’Intuitive Eating è uno degli approcci che si oppone alla Diet Culture, forse ancora poco conosciuto ma in continua espansione.
Questo approccio, fondato dalle nutrizioniste Evelyn Tribole e Elyse Resch nel 1995, è un nuovo modo di rapportarsi al cibo e al proprio corpo.

L’intuitive Eating si basa sull’ascolto dei propri bisogni fisiologici e dei segnali di sazietà che il corpo ci trasmette, cercando di non dare la precedenza alle emozioni e agli stimoli esterni dell’ambiente. Quello che conta davvero è tutto ciò che proviene dall’interno.

L’Intuitive Eating si focalizza sul mantenimento del peso e ripudia le diete restrittive in quanto queste hanno come conseguenza la perdita di aderenza agli stimoli del nostro corpo: non riconosciamo più quando abbiamo realmente fame in quanto, seguendo una dieta, sottostiamo a regole restrittive e non a ciò che il corpo richiede.

Intuitive eating

Le dieci linee guida per un rapporto sano con il cibo

Attraverso studi ed esperimenti, l’approccio dell’Intuitive Eating è riuscito a stabilire dieci linee guida (e non regole!) da tenere a mente se vogliamo avere un buon rapporto con il cibo. Un rapporto sano che non è influenzato dai canoni che la società ci impone, né dalle aspettative a cui il nostro corpo dovrebbe rispondere secondo i modelli culturali odierni.

Si tende a sottolineare che la perdita di peso, in questo caso, deve essere messa in secondo piano e che quello che realmente conta è il rispetto del proprio corpo e dei propri bisogni, cercando di comprendere come il nostro corpo ci comunica gli stimoli di fame e sazietà.

Purtroppo, dopo essere stati esposti per tutta la vita ad una diet culture che ci giudica e che ci impone un peso forma perfetto, abbandonare queste aspettative interiorizzate non è facile. Applicare alla propria alimentazione i principi dell’Intuitive Eating, dunque, non è così facile come sembra: spesso sono necessari tempo e dedizione.

1. Rigettare la mentalità della dieta

Ci riferiamo al ripudio della cultura della dieta precedentemente descritta. È una linea guida che si focalizza sull’eliminazione del conteggio ossessivo delle calorie e sulla focalizzazione su ciò che si mangia e sui benefici che un cibo può realmente apportare, sia a livello fisico che a livello mentale.

Questo principio è stato dettato per combattere tutti quei libri e articoli che incentivano le diete restrittive e la perdita di peso in pochissimo tempo.

2. Onorare la propria fame

Il corpo deve percepire un libero accesso al cibo quando vuole, senza regole e senza restrizioni.

Dobbiamo mangiare per dare al corpo ciò che necessita in termini biologici e fisiologici; dobbiamo donargli le energie che richiede: carboidrati, proteine, grassi (sì, anche questi!).

3. Fare pace con il cibo

Questo principio si riferisce al darsi la libertà di mangiare quello che vogliamo, in modo incondizionato e senza limitazioni autoimposte.

La limitazione porta a un maggiore desiderio di mangiare proprio quello che stiamo limitando. Ecco che, quando abbiamo la possibilità di mangiarlo nuovamente, ne mangiamo in quantità maggiori rispetto a quanto avremmo fatto in condizioni normali.

Ad esempio, se oggi abbiamo voglia di mangiare un pezzettino di cioccolato e non lo facciamo né oggi, né domani né nei giorni successivi, dopo una settimana invece che un solo pezzettino, saremo inclini a mangiarne molto di più!

È importante quindi non sottovalutare la propria fame – e le proprie voglie, soprattutto-.

4. Cambiare la politica del cibo

Impegnarsi per eliminare la distinzione tra di cibi sani e cibi non sani, ossia cibi che si possono mangiare e cibi, invece, proibiti o da mangiare solo in quelli che chiamiamo “giorni di sgarro”.

Questa differenza tra cibi accettabili e non accettabili, creata appositamente dalla Diet Culture, porta le persone a categorizzare il cibo preferendo alcune tipologie ad altre.

5. Scoprire la soddisfazione

Mangiare quello che desideriamo aumenta la felicità e l’umore positivo. Perché privarsene?
Scoprire la soddisfazione nel mangiare ciò che realmente vogliamo proviene da un diretto ascolto dei nostri bisogni.

Gli studiosi ci parlano delle tre fondamentali “S” che stanno alla base di una degustazione di buon piatto:

  • Mangia lentamente (eat slowly)
  • Mangia sensualmente (eat sensually)
  • Assapora ogni singola parte di ciò che stai mangiando (savor every bite).

6. Sentire la propria pienezza

Se ti fidi del tuo corpo sai anche quando è sazio e vuole smettere di mangiare. Se sappiamo quello che il corpo desidera e ci fidiamo dei nostri stimoli non avremo difficoltà a determinare quando siamo pieni.

7. Affrontare le proprie emozioni con gentilezza

Se quando siamo tristi ci consoliamo con il cibo, allora stiamo utilizzando il cibo per affrontare le nostra emozioni.

L’Intuitive Eating promuove invece la gestione delle proprie emozioni con gentilezza, ma sottolineando che il cibo non risolverà il problema, lo posticiperà solo nel tempo.

Le proprie emozioni devono essere trattate con cura, rispettate e affrontate adeguatamente, non soppresse o mitigate dal cibo.

8. Rispetta il tuo corpo

Ogni corpo è bello e deve essere rispettato. Grazie al corpo noi viviamo, stiamo in piedi e facciamo ciò che ci piace. Quello che questa linea guida vorrebbe consigliare è di non criticare duramente il proprio corpo, di non farlo sentire sbagliato per la forma e la taglia che porta e di accettarlo.

9. Attività fisica “gentile”

Per chi mangia intuitivo, fare attività fisica non significa sottoporsi a duri allenamenti per raggiungere quello che si crede essere il “peso forma”. Significa prendersi cura di sé e rispettarsi.

È fare ciò che ci piace e facendo sport, allenamenti o altre attività con amore e non con odio verso il nostro corpo.

Ricordiamoci un’informazione importante: lo standard di bellezza proposto dalla società è praticamente irraggiungibile per la maggior parte delle persone!

10. Onorare la propria salute con un’alimentazione gentile

Vogliamoci bene e abbracciamoci forte mangiando alimenti buoni che aumentano la felicità e ci fanno stare bene!

Questo è uno dei tanti approcci nati in opposizione agli standard di bellezza proposti dalla società accompagnati da altrettanti fenomeni come la Body Positivity e il costrutto di “Healt At Every Size” o approccio HAES, focalizzati sempre sull’accettazione di sé e sul proprio benessere, sia fisico che mentale.

Diet Culture: cosa si può fare per contrastarla?

Oramai la cultura della dieta è diventata un business: la vendita di prodotti detox (tisane, infusi, beveroni ecc…) e la promozione di questi è diventata la normalità. Ma come si può combattere?

Il miglior modo è, anzitutto, avere più consapevolezza di cosa mangiamo, cercando di prestare attenzione a tutte le emozioni e sensazioni che questa azione rilascia. Il corpo richiede sempre cose diverse in quantità diverse.

La cultura della dieta è anche molto interiorizzata da tutti noi: la cosa migliore da fare è quindi imparare a capire dove si nasconde per evitare di essere condizionati. Ad esempio, un nascondiglio si trova nella nostra abitudine a complimentarci con qualcuno quando perde peso. Questa, in realtà, è un’azione che ci mostra quanto la concezione di magro = bello sia radicata in noi, perché:

  • Presuppone che, dimagrendo, la persona sia diventata automaticamente più bella;
  • Dà per scontato che la perdita di peso sia avvenuta in maniera sana e volontaria;
  • Crea e rafforza un’associazione inconsapevole tra valore e peso corporeo.

L’ideale di bellezza che propone -e promuove- la società per la maggior parte di noi è irraggiungibile. Per combattere questo standard è necessario cercare di apprezzarci per come siamo e saper riconoscere al nostro corpo la facoltà di accompagnarci in tutte le nostre esperienze.

Così come è doveroso farlo verso il nostro corpo, lo dobbiamo fare verso tutti gli altri corpi, cercando di ridurre il più possibile stereotipi e pregiudizi.  

Molto sottovalutata è l’importanza dell’attività fisica: lo sport non è un dovere. Praticare esercizio fisico deve essere un piacere. Non sentiamoci obbligati ad andare in palestra se non vogliamo farlo e non sentiamoci in colpa se siamo persone a cui non interessano gli sport.

Per ultimo ma non per importanza, se è necessaria una dieta è doveroso affidarsi ad una persona qualificata e non a diete in cui ci imbattiamo su Internet o sui social network. Gli stili alimentari proposti online non conoscono i nostri bisogni, il nostro rapporto con il cibo, né l’energia di cui abbiamo bisogno quotidianamente.

Se il rapporto con il proprio corpo non è ottimale e si riscontrano difficoltà nell’accettazione delle proprie forme e particolarità, non diamo per scontato che il problema risieda nel nostro peso.

La difficoltà alla base potrebbe essere psicologica. Di conseguenza, la cosa migliore da fare per recuperare un rapporto sano con il proprio organismo e con il cibo è quella di intraprendere un percorso terapeutico con un esperto di salute mentale.

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