Alberi

La soluzione al cambiamento climatico è già dentro di noi, lo dice l’Ecopsicologia

Sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo i temi legati alla crisi climatica non è mai stato semplice. Sono stati e sono tutt’ora tantissimi i tentativi e le strategie di comunicazione utilizzate per arrivare dritti alle nostre coscienze. Se tutti i messaggi e le campagne pubblicitarie a cui siamo stati sottoposti avessero realmente fatto il loro lavoro negli anni, ora non ci troveremmo in questo stato di emergenza. Forse lo sforzo della scienza nel far capire all’opinione pubblica e alla politica l’entità della crisi climatica, non è stato del tutto efficace. Ma cosa è andato storto?

L’azione climatica è sempre stata legata alla propaganda di emozioni negative legate al senso di colpa e alla pena (se si pensa alle conseguenze del cambiamento climatico sugli animali) ma mai legate, fino ad ora, ad un sentimento positivo.

L’ecopsicologia nasce in California, nell’Università di Barkley alla fine degli anni 80 proprio per rispondere alla crisi climatica alla radice della quale esiste una perdita di contatto profondo tra l’essere umano e l’ambiente naturale.

È così che l’ecologia e la psicologia scoprono di poter lavorare insieme unendosi verso un’unica mission: facilitare un cambio nella visione del mondo.

Secondo la nuova disciplina è il concetto di antropocentrismo che ci tiene distanti da tutto il resto che ci circonda, il non sentirsi parte di un insieme, di un mondo in cui essere umano e ambiente naturale, incluse tutte le altre specie animali, fanno parte di un unico sistema integrato.

Ma cosa c’entra tutto questo con la crisi climatica? C’entra e come! L’ecopsicologia dà una risposta chiara al motivo per cui tutti i messaggi moralistici utilizzati dalle campagne ambientaliste non hanno funzionato.

L’ecopsicologa Molly Young Brown esprime in una frase molto semplice un concetto cardine per l’evoluzione del pensiero pro-ambientale: ciò che l’essere umano è capace di amare soltanto per dovere o esortazione morale è, sfortunatamente molto limitato”.

Ecco perché le infinite campagne di sensibilizzazione, promozione, diffusione scientifica non sono state efficaci.

Sostanzialmente l’uomo rispetta a lungo termine ciò che ama e che sente vicino a sè e ama ciò che conosce e conosce ciò di cui ha esperienza.

Un po’ come accade nelle relazioni che siamo abituati quotidianamente a vivere, dovremmo ripensare in questi termini anche una delle relazioni più autentiche della nostra esistenza, quella con la terra.

Un apparente gioco di parole che porta ad una domanda quasi ovvia: quanto ognuno di noi esperisce e vive realmente un contatto profondo e autentico con l’ambiente naturale?

Una nuova idea sul ruolo dell’uomo nel mondo

L’ecopsicologia propone una riflessione che scava fino alle radici più profonde di tutta la crisi climatica che stiamo attraversando: abbiamo bisogno di una nuova visione del nostro ruolo in questo pianeta.

Fin ora l’uomo ha sempre agito assumendo una posizione dominante nei confronti del pianeta impossessandosi degli spazi, sfruttando tutte le risorse disponibili, facendo dell’ambiente ciò che gli serviva, certamente, non sempre per sopravvivenza.

Allora forse, come ci insegna l’ecopsicologia, ciò che dobbiamo riconsiderare è una nuova consapevolezza di ciò che siamo come esseri umani.

Gli allarmismi, le azioni, le decisioni politiche sono necessarie per prendere di petto la grande crisi ambientale dei nostri tempi che ci stiamo trovando ad affrontare con un notevole ritardo e che richiede urgenza. Bisogna, però, pensare anche ad un piano a lungo termine, a qualcosa che smuova i nostri valori più profondi, le nostre emozioni più vere, i nostri bisogni più primitivi, al di là delle parole, al di là della fretta.

Ricercare se stessi per riconoscerci nel mondo

La nostra storia è nata con la natura e nella natura, noi siamo nati, cresciuti, evoluti con il paesaggio, con gli elementi atmosferici, con la popolazione animale e vegetale.

Adesso la maggior parte di noi cresce nel cemento, lontano dal verde, in un contesto che l’uomo ha creato ma che non ci appartiene. Questo che effetto ha sul nostro corpo e sulla nostra mente?

L’ecopsicologia ma, ancora prima, la psicologia ambientale, ci dice che esiste una correlazione fra il malessere personale, sempre più presente al giorno d’oggi, e la perdita di connessione con il mondo.

Esistono innumerevoli studi e ricerche che testimoniano ad esempio il rapporto tra lo sviluppo di disagi sociali, psicologici e fisici nei bambini e il basso contatto con la natura, oppure tra stress e momenti dedicati all’ambiente naturale.

La nostra memoria comune si sta dimenticando delle forti, fortissime relazioni che intercorrono fra noi e il mondo in tutte le sue forme.

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